a cura di Don Domenico
La Risurrezione è il fine primario della venuta di Gesù sulla terra, perché egli è venuto per salvarci, e quindi per liberarci dal peccato e dalla morte. Per liberarci dal peccato e dalla morte doveva però espiare il peccato e con la vita doveva distruggere la morte. E non solo Gesù ha detto di essere la resurrezione e la vita, ma ha avuto il potere di far risorgere anche noi uomini. Gesù con la sua risurrezione ci ha ridato però anzitutto la risurrezione dal peccato: col perdono la nostra anima, morta per il peccato, risorge a vita nuova e noi diventiamo così una nuova creatura, tempio di Dio. Il Signore ha redento tutto l’uomo, il quale risorge nell’anima col perdono, nel corpo con la resurrezione. Quella risurrezione allora può avvenire anche oggi per il tuo cuore, dove c’è una pietra sepolcrale, perché una volta risorto ti incammini di nuovo nella tua vocazione. Il Padre Celeste ha mandato suo Figlio perché ci chiamasse dal sepolcro delle nostre debolezze e fragilità. «Vi darò un cuore nuovo, vi farò uscire… e vi condurrò nella Terra Promessa», nel territorio di Israele. Qual è la terra promessa? È la pace del Signore. È questa la terra dove riposano i buoni figli di Dio, i veri cristiani, quelli che risorgono nella vita divina.
Ma qual è l’espressione più autentica della Pasqua? In che modo si può annunciare la Pasqua? La testimonianza dell’avvenuta resurrezione è la vita di Dio in noi. La testimonianza della vita di Dio in noi sono le opere buone, che sono le opere della vita di Dio, della vita del Risorto, quelle opere buone che prima non avevamo la forza di fare. Noi dimostriamo di essere risorti in Cristo mettendoci più buona volontà, più forza a fare le opere buone. Nel nostro intimo, la testimonianza del Risorto è far risorgere la vita divina in noi lasciando il peccato; al di fuori di noi, la testimonianza della vita divina avviene invece mediante le opere buone. L’opera buona più santa è però quella di volerci bene gli uni gli altri. L’unico comando del Risorto è: «Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato». Senza la vita del Risorto non possiamo avere la vita in noi, non possiamo fare le opere buone. Le opere buone poi si concretizzano nella carità fraterna. L’amore fraterno poi mette in comunione le persone tra loro in modo da formare la comunità. Una vera Pasqua non è altro che la resurrezione della famiglia e di ogni comunità. La pienezza della Pasqua si vive quindi soltanto con la resurrezione della comunità e della famiglia. Se non c’è questa resurrezione non c’è vera, piena Pasqua, perché la Pasqua dona la vita, ma non c’è la pienezza di vita se non quando ci si dona reciprocamente il bene. La comunità è il luogo dove ci si dona reciprocamente la vita mediante le opere buone. Per arrivare a questo tre sono le tappe: il pentimento, il perdono e la pace. Se non porti la pace nella comunità è segno che non hai ricevuto il pieno perdono delle tue debolezze, perché non sei davvero pentito, ancora non ti sei convertito. Pentimento, perdono e pace sono tre parole, ma una sola realtà. La testimonianza sbagliata non si restringe poi solo alla comunità dove si vive senza carità fraterna, ma viene riflessa anche al di fuori, nel posto di lavoro, negli ambiti in cui si vive in comunità! Testimoniamo la nostra resurrezione specialmente là dove viviamo insieme con gli altri. Riceveremo così la pienezza dei doni del Risorto, la pace dentro e intorno a noi.
Avvisi....
Per informazioni scrivi all'indirizzo oratoriosantarcisio@yahoo.it
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venerdì 26 marzo 2010
Comunità Gesù Risorto: la preghiera, la via che porta al Signore
a cura di Maurizia
Viviamo tempi difficili, tempi in cui mancano riferimenti sicuri per rispondere alle domande che si presentano continuamente ad ogni uomo: chi sono? Che senso ha la mia vita? Come posso essere me stesso? Dove sta andando l’umanità? Come posso essere di aiuto per portare il mio contribuito alla pace, al progresso, alla lotta contro il male presente in questi tempi così precari, travagliati, caotici? La risposta a queste domande è Gesù Cristo che ha molto da dire a tutti gli uomini di tutti i tempi e ha molto da dire a ciascuno di noi oggi. Il primo luogo privilegiato per questo incontro personale è la preghiera. Quando ciascuno di noi spegne tutte le distrazioni che lo circondano, fa deserto attorno a sè, rientra in se stesso, apre il cuore e la mente alla fonte della vita, fa l’esperienza autentica della preghiera del cuore. Fa l’esperienza vera e profonda della comunione con Dio, ne riconosce la misericordia, scopre che pur nella propria povertà e indegnità è prezioso agli occhi del Padre e come figlio unico è amato e atteso da sempre. Nella preghiera, quanto più l’anima orante depone le sue ragioni, si spoglia delle sue certezze, riduce il suo io, tanto più permette allo Spirito Santo di operare in lei e di compiere le meraviglie che Gesù ha promesso a tutti noi: “Chi crede in me compirà le opere che io compio, ne farà di più grandi perché io vado al Padre” (Gv 14,12). Sì, perché il Signore, pur essendo Dio Onnipotente, ha scelto di compiere le sue meraviglie non da solo, ma con noi e per mezzo di noi. Ci fa strumenti di salvezza per noi e per i fratelli che abbiamo accanto. È questo il senso ultimo di ciò che andiamo a compiere ogni martedì, nel nostro incontro di preghiera, in Chiesa, davanti all’altare, dove Gesù è spezzato e offerto a tutti noi. È attraverso la preghiera che ciascuno di noi fa l’esperienza intima e comunitaria della presenza di Gesù in mezzo a noi: “Quando due o più persone sono riunite nel mio nome Io sono in mezzo a loro” (Mt 28). In questa lode la nostra vita si trasforma, lo Spirito ci purifica, ci suscita l’anelito a Dio, ci porta a vivere la docilità di Maria, per accogliere Gesù nella nostra vita. Scopriamo di non essere soli; la lode s’innalza a Dio Padre nel nome di Gesù che, insieme a Maria, è maestro di preghiera. Attraverso lo Spirito Santo invocato, l’amore di Dio Padre si manifesta in ciascun figlio con segni tangibili di gioia, pace, consolazione… Lo Spirito di Dio ci illumina, ci istruisce, ci rimette nella giusta relazione con la totalità del suo progetto, ci dà forza oltre le nostre umane forze. Nella lode lo Spirito Santo ci fa uscire dalle nostre tenebre per entrare nella luce della verità. Dal Cenacolo, la preghiera via via si estende a tutta la nostra vita fino a divenire noi stessi lode a Dio. Tutto è offerto a Colui che proclamiamo Signore della nostra vita. La preghiera, oltre che l’espressione dell’anelito a Dio, è atto di amore verso i fratelli; è Gesù che ci insegna a pregare il Padre per i bisogni di chi è malato nel corpo e nello spirito, di chi è povero di ogni tipo di povertà. Gesù attraverso il suo popolo orante vuole dimostrare agli smarriti di cuore, agli affaticati. agli afflitti, che Cristo risorto è vivo e abita nel cuore di ciascuno di noi e attraverso la Chiesa continua ad operare per la salvezza di ciascuno in un rapporto personale unico e irripetibile. La nostra vocazione consiste, dunque, nel far riscoprire ai fratelli cosiddetti lontani e ai battezzati la preghiera di lode che ci innalza fino alla confidenza con Dio e ci porta a scoprire la gioia di essere suoi figli. Questo cenacolo di preghiera che si riunisce tutti i martedì in Chiesa alle ore 19.00 dopo aver partecipato alla Santa Eucarestia, si chiama Comunità Gesù Risorto ed è l’espansione della stessa comunità nata a Roma nel 1987. È presente in numerose parrocchie romane e nelle altre città italiane e all’estero; nella nostra parrocchia è presente dal 1994. Accoglie persone di tutte le età e provenienze che sono alla ricerca di Dio, desiderose di convertirsi e rinnovarsi nello spirito e, dopo aver incontrato profondamente il Signore, si mettono a servizio della comunità o si orientano verso altre vie di impegno e apostolato nella Chiesa e quindi nella stessa parrocchia.La comunità che già nel suo nome – Comunità Gesù Risorto – porta l’annuncio della presenza di Cristo Risorto in mezzo al suo popolo, il 15 marzo del 1996 ha avuto il riconoscimento ufficiale della Chiesa nella persona del Cardinale Camillo Ruini, all’epoca Vicario Generale di Sua Santità e presidente della C.E.I. Essa appartiene al Rinnovamento Carismatico Cattolico, nato negli Stati Uniti nel 1967 in ambiente universitario e rapidamente esteso in tutto il mondo. Questa realtà della chiesa nasce nel clima post-conciliare in risposta alla preghiera di papa Giovanni XXIII affinché lo Spirito Santo agisse nella Chiesa con la stessa potenza con cui fu presente nella prima comunità cristiana. L’esperienza centrale, infatti, è l’apertura allo Spirito Santo nel proprio cuore e nella propria vita. Nel corso degli anni questo movimento di preghiera è cresciuto e ha portato frutti alla chiesa; lo possiamo descrivere come un grande albero il cui tronco è il Rinnovamento Carismatico Cattolico, le cui radici sono lo Spirito Santo e i rami i vari gruppi carismatici: Comunità Maria, Rinnovamento nello Spirito, Gesù ama, Gesù Risorto. Rami diversi di un unico albero, espressioni diverse di un’unica spiritualità, così come già nella Chiesa si sono sviluppati i vari ordini religiosi: francescani, passionisti, salesiani, carmelitani. Ognuno con una propria specifica spiritualità. Oltre la preghiera in parrocchia, abbiamo l’incontro settimanale diocesano, nella chiesa di Don Bosco. Periodicamente vengono svolti ritiri di preghiera con insegnamenti e approfondimenti sulle varie tematiche comunitarie e spirituali. Un’esperienza particolarmente intensa viene fatta da coloro che partecipano al seminario di effusione dello Spirito, o Battesimo nello Spirito. Questa esperienza di grazia è vissuta dai fratelli che ricevono una particolare preghiera di invocazione allo Spirito Santo da fratelli anziani che hanno un mandato speciale. Con l’effusione dello Spirito il Signore manifesta i doni dello Spirito Santo che tutti i battezzati hanno già ricevuto nel sacramento del battesimo. Questi doni in gran parte sono rimasti in ciascuno di noi come talenti nascosti, sepolti dalla nostra umanità, dal nostro modo umano di pensare e agire. Con l’effusione dello Spirito il Signore ci fa fare un salto di qualità nella fede, pone nel nostro cuore un seme che crescerà all’infinito. L’uomo nuovo che nasce in questa esperienza continua il suo percorso di fede con la meditazione della lettura biblica che lo Spirito Santo ispira nella preghiera comune, fino a maturare una revisione di vita.
I nostri incontri di preghiera sono aperti a tutti coloro che desiderano fermarsi e stare davanti al Signore per conoscerlo e adorarlo. Vi aspettiamo il martedì alle ore 19.00 in chiesa.
Viviamo tempi difficili, tempi in cui mancano riferimenti sicuri per rispondere alle domande che si presentano continuamente ad ogni uomo: chi sono? Che senso ha la mia vita? Come posso essere me stesso? Dove sta andando l’umanità? Come posso essere di aiuto per portare il mio contribuito alla pace, al progresso, alla lotta contro il male presente in questi tempi così precari, travagliati, caotici? La risposta a queste domande è Gesù Cristo che ha molto da dire a tutti gli uomini di tutti i tempi e ha molto da dire a ciascuno di noi oggi. Il primo luogo privilegiato per questo incontro personale è la preghiera. Quando ciascuno di noi spegne tutte le distrazioni che lo circondano, fa deserto attorno a sè, rientra in se stesso, apre il cuore e la mente alla fonte della vita, fa l’esperienza autentica della preghiera del cuore. Fa l’esperienza vera e profonda della comunione con Dio, ne riconosce la misericordia, scopre che pur nella propria povertà e indegnità è prezioso agli occhi del Padre e come figlio unico è amato e atteso da sempre. Nella preghiera, quanto più l’anima orante depone le sue ragioni, si spoglia delle sue certezze, riduce il suo io, tanto più permette allo Spirito Santo di operare in lei e di compiere le meraviglie che Gesù ha promesso a tutti noi: “Chi crede in me compirà le opere che io compio, ne farà di più grandi perché io vado al Padre” (Gv 14,12). Sì, perché il Signore, pur essendo Dio Onnipotente, ha scelto di compiere le sue meraviglie non da solo, ma con noi e per mezzo di noi. Ci fa strumenti di salvezza per noi e per i fratelli che abbiamo accanto. È questo il senso ultimo di ciò che andiamo a compiere ogni martedì, nel nostro incontro di preghiera, in Chiesa, davanti all’altare, dove Gesù è spezzato e offerto a tutti noi. È attraverso la preghiera che ciascuno di noi fa l’esperienza intima e comunitaria della presenza di Gesù in mezzo a noi: “Quando due o più persone sono riunite nel mio nome Io sono in mezzo a loro” (Mt 28). In questa lode la nostra vita si trasforma, lo Spirito ci purifica, ci suscita l’anelito a Dio, ci porta a vivere la docilità di Maria, per accogliere Gesù nella nostra vita. Scopriamo di non essere soli; la lode s’innalza a Dio Padre nel nome di Gesù che, insieme a Maria, è maestro di preghiera. Attraverso lo Spirito Santo invocato, l’amore di Dio Padre si manifesta in ciascun figlio con segni tangibili di gioia, pace, consolazione… Lo Spirito di Dio ci illumina, ci istruisce, ci rimette nella giusta relazione con la totalità del suo progetto, ci dà forza oltre le nostre umane forze. Nella lode lo Spirito Santo ci fa uscire dalle nostre tenebre per entrare nella luce della verità. Dal Cenacolo, la preghiera via via si estende a tutta la nostra vita fino a divenire noi stessi lode a Dio. Tutto è offerto a Colui che proclamiamo Signore della nostra vita. La preghiera, oltre che l’espressione dell’anelito a Dio, è atto di amore verso i fratelli; è Gesù che ci insegna a pregare il Padre per i bisogni di chi è malato nel corpo e nello spirito, di chi è povero di ogni tipo di povertà. Gesù attraverso il suo popolo orante vuole dimostrare agli smarriti di cuore, agli affaticati. agli afflitti, che Cristo risorto è vivo e abita nel cuore di ciascuno di noi e attraverso la Chiesa continua ad operare per la salvezza di ciascuno in un rapporto personale unico e irripetibile. La nostra vocazione consiste, dunque, nel far riscoprire ai fratelli cosiddetti lontani e ai battezzati la preghiera di lode che ci innalza fino alla confidenza con Dio e ci porta a scoprire la gioia di essere suoi figli. Questo cenacolo di preghiera che si riunisce tutti i martedì in Chiesa alle ore 19.00 dopo aver partecipato alla Santa Eucarestia, si chiama Comunità Gesù Risorto ed è l’espansione della stessa comunità nata a Roma nel 1987. È presente in numerose parrocchie romane e nelle altre città italiane e all’estero; nella nostra parrocchia è presente dal 1994. Accoglie persone di tutte le età e provenienze che sono alla ricerca di Dio, desiderose di convertirsi e rinnovarsi nello spirito e, dopo aver incontrato profondamente il Signore, si mettono a servizio della comunità o si orientano verso altre vie di impegno e apostolato nella Chiesa e quindi nella stessa parrocchia.La comunità che già nel suo nome – Comunità Gesù Risorto – porta l’annuncio della presenza di Cristo Risorto in mezzo al suo popolo, il 15 marzo del 1996 ha avuto il riconoscimento ufficiale della Chiesa nella persona del Cardinale Camillo Ruini, all’epoca Vicario Generale di Sua Santità e presidente della C.E.I. Essa appartiene al Rinnovamento Carismatico Cattolico, nato negli Stati Uniti nel 1967 in ambiente universitario e rapidamente esteso in tutto il mondo. Questa realtà della chiesa nasce nel clima post-conciliare in risposta alla preghiera di papa Giovanni XXIII affinché lo Spirito Santo agisse nella Chiesa con la stessa potenza con cui fu presente nella prima comunità cristiana. L’esperienza centrale, infatti, è l’apertura allo Spirito Santo nel proprio cuore e nella propria vita. Nel corso degli anni questo movimento di preghiera è cresciuto e ha portato frutti alla chiesa; lo possiamo descrivere come un grande albero il cui tronco è il Rinnovamento Carismatico Cattolico, le cui radici sono lo Spirito Santo e i rami i vari gruppi carismatici: Comunità Maria, Rinnovamento nello Spirito, Gesù ama, Gesù Risorto. Rami diversi di un unico albero, espressioni diverse di un’unica spiritualità, così come già nella Chiesa si sono sviluppati i vari ordini religiosi: francescani, passionisti, salesiani, carmelitani. Ognuno con una propria specifica spiritualità. Oltre la preghiera in parrocchia, abbiamo l’incontro settimanale diocesano, nella chiesa di Don Bosco. Periodicamente vengono svolti ritiri di preghiera con insegnamenti e approfondimenti sulle varie tematiche comunitarie e spirituali. Un’esperienza particolarmente intensa viene fatta da coloro che partecipano al seminario di effusione dello Spirito, o Battesimo nello Spirito. Questa esperienza di grazia è vissuta dai fratelli che ricevono una particolare preghiera di invocazione allo Spirito Santo da fratelli anziani che hanno un mandato speciale. Con l’effusione dello Spirito il Signore manifesta i doni dello Spirito Santo che tutti i battezzati hanno già ricevuto nel sacramento del battesimo. Questi doni in gran parte sono rimasti in ciascuno di noi come talenti nascosti, sepolti dalla nostra umanità, dal nostro modo umano di pensare e agire. Con l’effusione dello Spirito il Signore ci fa fare un salto di qualità nella fede, pone nel nostro cuore un seme che crescerà all’infinito. L’uomo nuovo che nasce in questa esperienza continua il suo percorso di fede con la meditazione della lettura biblica che lo Spirito Santo ispira nella preghiera comune, fino a maturare una revisione di vita.
I nostri incontri di preghiera sono aperti a tutti coloro che desiderano fermarsi e stare davanti al Signore per conoscerlo e adorarlo. Vi aspettiamo il martedì alle ore 19.00 in chiesa.
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sabato 7 novembre 2009
Crocifisso: questo sconosciuto!
Mi suscita sempre grande stupore – per non dire seria preoccupazione – sentir parlare tutti e a tutti i livelli di crocifisso SI, crocifisso NO accampando semplici giustificazioni tradizionalistiche e simboliche.
C’è chi dice che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo dovrebbe occuparsi di problemi più seri come la lotta alla droga ed all’immigrazione clandestina non sapendo, invece, che tale Corte non ha niente a che vedere con l’Unione Europea. La Corte (emanazione del Consiglio d’Europa di
cui fanno parte 47 Paesi e la Santa Sede ne è osservatore) può solo occuparsi di ricorsi da parte degli Stati membri e dei loro cittadini per presunte violazioni della Convenzione sui diritti dell’uomo.
C’è chi definisce il crocifisso un “simbolo inoffensivo”, come dire: lasciatelo là, guardate altrove, non fa male a nessuno!
Per non parlare poi degli “esperti” del momento: privi di morale ed etica cristiana ma pronti a tirar fuori la spada della Crociata per poi tornare a idolatrare il dio denaro o a dedicarsi a riti pagani del dio Po ed a matrimoni celtici.
La verità è che non esiste nessuna legge (così come si definisce giuridicamente) che da valore al crocifisso. Se ne parla solo nei regolamenti ministeriali relativi agli “arredi scolastici” alla stregua di banchi, sedie, lavagne, cattedre, ecc.
Gesù Cristo non è né “simbolo di una tradizione” né, tantomeno, semplice “simbolo della civiltà ebraico-cristiana”.
Gesù Cristo è un FATTO STORICO, una PERSONA REALE, uccisa e torturata in malo modo pur avendo la possibilità di salvarsi.
È uno “scandalo” sia per chi crede nella Resurrezione e sia per chi si limita al dato storico della crocifissione.
Gesù Cristo è sì un “simbolo” ma di sofferenza e di speranza, di libertà e di umanità; soprattutto, è un “simbolo” di laicità (“date a Cesare quel che è di Cesare…”) e di gratuità (“Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”).
In una società come la nostra, dove tutto è in vendita – compresi affetti e sentimenti – dove gli interessi individuali ed egoisti sono la regola, Cristo è lo “scandalo”.
Per ebrei e musulmani, Gesù è uno dei grandi profeti: perché dovrebbero sentirsi offesi?
Tornano, quindi, attuali che parole di Natalia Ginzburg, atea, scrittrice, giornalista, deputata del PCI scritte – pensate – il 22 marzo 1988 su “L’Unità”: “il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. … Sono duemila anni che diciamo "prima di Cristo" e "dopo Cristo". O vogliamo forse smettere di dire così? … Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei lager? Il crocifisso è il segno del dolore umano. La corona di spine, i chiodi, evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo. Per i cattolici, Gesù Cristo è il figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo. Chi è ateo, cancella l’idea di Dio ma conserva l’idea del prossimo. Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c’è immagine. È vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti. … Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la SOLIDARIETÀ FRA GLI UOMINI. E di esser venduti, traditi e martoriati e ammazzati per la propria fede, nella vita può succedere a tutti. A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola.
Gesù Cristo ha portato la croce. A tutti noi è accaduto o accade di portare sulle spalle il peso di una grande sventura. A questa sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo cattolici, perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l’idea della croce nel nostro pensiero. Tutti, cattolici e laici portiamo o porteremo il peso, di una sventura, versando sangue e lacrime e cercando di non crollare. Questo dice il crocifisso. Lo dice a tutti, mica solo ai cattolici. Alcune parole di Cristo, le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente. Ha detto "ama il prossimo come te stesso". Erano parole già scritte nell’Antico Testamento, ma sono divenute il fondamento della rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto. Sono il contrario di tutte le guerre. Il contrario degli aerei che gettano le bombe sulla gente indifesa. Il contrario degli stupri e dell’indifferenza che tanto spesso circonda le donne violentate nelle strade. Si parla tanto di pace, ma che cosa dire, a proposito della pace, oltre a queste semplici parole? Sono l’esatto contrario del modo in cui oggi siamo e viviamo. Ci pensiamo sempre, trovando esattamente difficile amare noi stessi e amare il prossimo più difficile ancora, o anzi forse completamente impossibile, e tuttavia sentendo che là è la chiave di tutto. Il crocifisso queste parole non le evoca, perché siamo abituati a veder quel piccolo segno appeso, e tante volte ci sembra non altro che una parte del muro. Ma se ci viene di pensare che a dirle sia stato Cristo, ci dispiace troppo che debba sparire dal muro quel piccolo segno. … Cristo ha scacciato i mercanti dal Tempio. Se fosse qui oggi non farebbe che scacciare mercanti. Per i veri cattolici, deve essere arduo e doloroso muoversi nel cattolicesimo quale è oggi. … Il crocifisso fa parte della storia del mondo. I modi di guardarlo e non guardarlo sono, come abbiamo detto, molti. Oltre ai credenti e non credenti, ai cattolici falsi e veri, esistono anche quelli che credono qualche volta sì e qualche volta no. Essi sanno bene una cosa sola, che il credere, e il non credere vanno e vengono come le onde del mare. Hanno le idee, in genere, piuttosto confuse e incerte. Soffrono di cose di cui nessuno soffre. Amano magari il crocifisso e non sanno perché. Amano vederlo sulla parete. Certe volte non credono a nulla. È tolleranza consentire a ognuno di costruire intorno a un crocifisso i più incerti e contrastanti pensieri”.
Questo è stato scritto 20 anni fa da una non credente. Basterebbe raccontarlo a tanti genitori, insegnanti, ragazzi e nessuno – ateo, cristiano, islamico, ebreo, buddista che sia – si sentirebbe minimamente offeso dal crocifisso.
Quanti di noi oggi sono riusciti a farlo? Passateparola
C’è chi dice che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo dovrebbe occuparsi di problemi più seri come la lotta alla droga ed all’immigrazione clandestina non sapendo, invece, che tale Corte non ha niente a che vedere con l’Unione Europea. La Corte (emanazione del Consiglio d’Europa di
cui fanno parte 47 Paesi e la Santa Sede ne è osservatore) può solo occuparsi di ricorsi da parte degli Stati membri e dei loro cittadini per presunte violazioni della Convenzione sui diritti dell’uomo.
C’è chi definisce il crocifisso un “simbolo inoffensivo”, come dire: lasciatelo là, guardate altrove, non fa male a nessuno!
Per non parlare poi degli “esperti” del momento: privi di morale ed etica cristiana ma pronti a tirar fuori la spada della Crociata per poi tornare a idolatrare il dio denaro o a dedicarsi a riti pagani del dio Po ed a matrimoni celtici.
La verità è che non esiste nessuna legge (così come si definisce giuridicamente) che da valore al crocifisso. Se ne parla solo nei regolamenti ministeriali relativi agli “arredi scolastici” alla stregua di banchi, sedie, lavagne, cattedre, ecc.
Gesù Cristo non è né “simbolo di una tradizione” né, tantomeno, semplice “simbolo della civiltà ebraico-cristiana”.
Gesù Cristo è un FATTO STORICO, una PERSONA REALE, uccisa e torturata in malo modo pur avendo la possibilità di salvarsi.
È uno “scandalo” sia per chi crede nella Resurrezione e sia per chi si limita al dato storico della crocifissione.
Gesù Cristo è sì un “simbolo” ma di sofferenza e di speranza, di libertà e di umanità; soprattutto, è un “simbolo” di laicità (“date a Cesare quel che è di Cesare…”) e di gratuità (“Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”).
In una società come la nostra, dove tutto è in vendita – compresi affetti e sentimenti – dove gli interessi individuali ed egoisti sono la regola, Cristo è lo “scandalo”.
Per ebrei e musulmani, Gesù è uno dei grandi profeti: perché dovrebbero sentirsi offesi?
Tornano, quindi, attuali che parole di Natalia Ginzburg, atea, scrittrice, giornalista, deputata del PCI scritte – pensate – il 22 marzo 1988 su “L’Unità”: “il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. … Sono duemila anni che diciamo "prima di Cristo" e "dopo Cristo". O vogliamo forse smettere di dire così? … Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei lager? Il crocifisso è il segno del dolore umano. La corona di spine, i chiodi, evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo. Per i cattolici, Gesù Cristo è il figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo. Chi è ateo, cancella l’idea di Dio ma conserva l’idea del prossimo. Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c’è immagine. È vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti. … Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la SOLIDARIETÀ FRA GLI UOMINI. E di esser venduti, traditi e martoriati e ammazzati per la propria fede, nella vita può succedere a tutti. A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola.
Gesù Cristo ha portato la croce. A tutti noi è accaduto o accade di portare sulle spalle il peso di una grande sventura. A questa sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo cattolici, perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l’idea della croce nel nostro pensiero. Tutti, cattolici e laici portiamo o porteremo il peso, di una sventura, versando sangue e lacrime e cercando di non crollare. Questo dice il crocifisso. Lo dice a tutti, mica solo ai cattolici. Alcune parole di Cristo, le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente. Ha detto "ama il prossimo come te stesso". Erano parole già scritte nell’Antico Testamento, ma sono divenute il fondamento della rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto. Sono il contrario di tutte le guerre. Il contrario degli aerei che gettano le bombe sulla gente indifesa. Il contrario degli stupri e dell’indifferenza che tanto spesso circonda le donne violentate nelle strade. Si parla tanto di pace, ma che cosa dire, a proposito della pace, oltre a queste semplici parole? Sono l’esatto contrario del modo in cui oggi siamo e viviamo. Ci pensiamo sempre, trovando esattamente difficile amare noi stessi e amare il prossimo più difficile ancora, o anzi forse completamente impossibile, e tuttavia sentendo che là è la chiave di tutto. Il crocifisso queste parole non le evoca, perché siamo abituati a veder quel piccolo segno appeso, e tante volte ci sembra non altro che una parte del muro. Ma se ci viene di pensare che a dirle sia stato Cristo, ci dispiace troppo che debba sparire dal muro quel piccolo segno. … Cristo ha scacciato i mercanti dal Tempio. Se fosse qui oggi non farebbe che scacciare mercanti. Per i veri cattolici, deve essere arduo e doloroso muoversi nel cattolicesimo quale è oggi. … Il crocifisso fa parte della storia del mondo. I modi di guardarlo e non guardarlo sono, come abbiamo detto, molti. Oltre ai credenti e non credenti, ai cattolici falsi e veri, esistono anche quelli che credono qualche volta sì e qualche volta no. Essi sanno bene una cosa sola, che il credere, e il non credere vanno e vengono come le onde del mare. Hanno le idee, in genere, piuttosto confuse e incerte. Soffrono di cose di cui nessuno soffre. Amano magari il crocifisso e non sanno perché. Amano vederlo sulla parete. Certe volte non credono a nulla. È tolleranza consentire a ognuno di costruire intorno a un crocifisso i più incerti e contrastanti pensieri”.
Questo è stato scritto 20 anni fa da una non credente. Basterebbe raccontarlo a tanti genitori, insegnanti, ragazzi e nessuno – ateo, cristiano, islamico, ebreo, buddista che sia – si sentirebbe minimamente offeso dal crocifisso.
Quanti di noi oggi sono riusciti a farlo? Passateparola
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