a cura di Sara
Nel numero precedente abbiamo raccontato degli inizi dell’opera di Don Bosco e della formazione del primo gruppo di ragazzi che avrebbe dato il via all'Oratorio di Don Bosco…era l’8 Dicembre 1841….
Non passò molto tempo che il gruppo crebbe a tal punto che il sacerdote richiese l'assistenza di tre giovani preti: Don Carpano, Don Ponte e Don Trivero. Anche alcuni ragazzi cominciarono ad aiutarlo specialmente per tenere a bada i più impulsivi ed indisciplinati. Nella primavera del 1842, al ritorno dal paese, i fratelli Buzzetti conducevano con loro il più piccolo, Giuseppe, che si affezionò molto a Don Bosco e decise, in età adulta, di seguire la via del sacerdozio, divenendo così suo braccio destro nella gestione del futuro ordine salesiano.
Nell'Autunno del 1844 Giuseppe Cafasso comunicò a Don Bosco che era stato scelto per dirigere l'ospedale di Santa Filomena. Don Cafasso sperava che l'amico potesse fare amicizia con Giovanni Borel, un sacerdote legato allo stesso re, che avrebbe sicuramente potuto aiutarlo con dei finanziamenti economici per l'Oratorio.
Il 12 Aprile del 1846, nel giorno di Pasqua, finalmente Don Bosco trovò un posto per i suoi ragazzi, la tettoia Pinardi a Valdocco, niente di più che una tettoia con un prato, certo non sarà stato un luogo da favola, ma era pur sempre uno spazio tutto loro dove potersi ritrovare, come si suole convenire in questi casi, "meglio de niente".
Nel 1854 don Bosco diede inizio alla Società Salesiana, con la quale assicurò la stabilità delle sue opere e del suo spirito anche per gli anni futuri. Dieci anni dopo pone la prima pietra del santuario di Maria Ausiliatrice.
Nel 1872, con Santa Maria Domenica Mazzarello, fondò l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, con lo scopo di educare, con il medesimo spirito, la gioventù femminile. Don Bosco fu davvero contagioso per tutti, il suo messaggio educativo si condensò intorno a sole tre parole:ragione, religione, amorevolezza. Ma alla base ci fu un immenso e profondo amore per i giovani e si sa che l'amore è la chiave per aprire tutte le porte e fu la chiave della sua opera educativa.
E noi che altro potremmo fare se non ricordarlo, seguire i suoi insegnamenti e dirgli grazie?!
Avvisi....
Per informazioni scrivi all'indirizzo oratoriosantarcisio@yahoo.it
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mercoledì 9 dicembre 2009
lunedì 9 novembre 2009
La storia ed il significato dell’oratorio: Don Bosco
a cura di Sara
Vi ricordate la nostra storia dell'oratorio? Ci eravamo lasciati con l'opera di San Filippo Neri, ma non si può parlare di oratorio senza fare riferimento ad un altro importantissimo e bellissimo santo che l'Italia ha avuto: San Giovanni Bosco meglio conosciuto come Don Bosco.
Ma veniamo al punto, che cosa fece di tanto straordinario questo sacerdote?
Don Bosco, nato a Castelnuovo d'Asti nel 1815 e morto a Torino nel 1888, dopo aver concluso i suoi studi in seminario, fu invitato in Convitto a Torino da un altro sacerdote Giuseppe Cafasso, nel 1841.
Una volta arrivato a Torino, ispirato dalle notizie riguardanti Giovanni Cocchi, che prima di lui aveva tentato di radunare in oratorio i ragazzi disagiati e più difficili, Giovanni Bosco decise di scendere per le strade della città ed osservare direttamente, con i propri occhi, in quale stato di degrado fossero i giovani del suo tempo.
Quella che scoprì fu una terribile realtà: in quegli anni infatti si stima che ben 7184 bambini sotto i dieci anni fossero impiegati nelle fabbriche e sfruttati per poche lire.
Nella piazza San Carlo, egli si tratteneva a conversare con piccoli spazzacamini e giovanissimi lavoratori che gli confidavano le problematiche del loro mestiere e della loro vita, spesso li difen¬deva anche dai soprusi dei lavoratori più adulti che tentavano di sottrarre loro la misera paga guada¬gnata, insomma non era proprio la classica vita rose e fiori.
Insieme a Don Cafasso cominciò a visitare anche le carceri e inorridì di fronte al degrado nel quale vivevano giovani dai 12 ai 18 anni, rosicchiati dagli insetti e desiderosi di mangiare anche un misero tozzo di pane.
L'approccio con i detenuti non fu affatto semplice, vi lascio immaginare, ma la sua fede e la sua perseveranza conquistarono a poco a poco tutti i ragazzi, che gli promisero che non appena fos¬sero usciti di prigione lo avrebbero raggiunto alla chiesa di San Francesco.
L'8 Dicembre1841 incontrò, prima di celebrare Messa, Bartolomeo Garelli nella sacrestia della chiesa di San Francesco di Assisi. Questi fu il primo ragazzo che si unì al suo gruppo.
Ma qual'era l'obiettivo di Don Bosco? Vi starete chiedendo, il suo intento, pensate un po', era quello di radunare attorno a sé tutti i bambini ed i ragazzi disagiati nonché gli ex-detenuti per dare il via ad una nuova attività: quella dell'Oratorio di Don Bosco. (continua…..)
Vi ricordate la nostra storia dell'oratorio? Ci eravamo lasciati con l'opera di San Filippo Neri, ma non si può parlare di oratorio senza fare riferimento ad un altro importantissimo e bellissimo santo che l'Italia ha avuto: San Giovanni Bosco meglio conosciuto come Don Bosco.
Ma veniamo al punto, che cosa fece di tanto straordinario questo sacerdote?
Don Bosco, nato a Castelnuovo d'Asti nel 1815 e morto a Torino nel 1888, dopo aver concluso i suoi studi in seminario, fu invitato in Convitto a Torino da un altro sacerdote Giuseppe Cafasso, nel 1841.
Una volta arrivato a Torino, ispirato dalle notizie riguardanti Giovanni Cocchi, che prima di lui aveva tentato di radunare in oratorio i ragazzi disagiati e più difficili, Giovanni Bosco decise di scendere per le strade della città ed osservare direttamente, con i propri occhi, in quale stato di degrado fossero i giovani del suo tempo.
Quella che scoprì fu una terribile realtà: in quegli anni infatti si stima che ben 7184 bambini sotto i dieci anni fossero impiegati nelle fabbriche e sfruttati per poche lire.
Nella piazza San Carlo, egli si tratteneva a conversare con piccoli spazzacamini e giovanissimi lavoratori che gli confidavano le problematiche del loro mestiere e della loro vita, spesso li difen¬deva anche dai soprusi dei lavoratori più adulti che tentavano di sottrarre loro la misera paga guada¬gnata, insomma non era proprio la classica vita rose e fiori.
Insieme a Don Cafasso cominciò a visitare anche le carceri e inorridì di fronte al degrado nel quale vivevano giovani dai 12 ai 18 anni, rosicchiati dagli insetti e desiderosi di mangiare anche un misero tozzo di pane.
L'approccio con i detenuti non fu affatto semplice, vi lascio immaginare, ma la sua fede e la sua perseveranza conquistarono a poco a poco tutti i ragazzi, che gli promisero che non appena fos¬sero usciti di prigione lo avrebbero raggiunto alla chiesa di San Francesco.
L'8 Dicembre1841 incontrò, prima di celebrare Messa, Bartolomeo Garelli nella sacrestia della chiesa di San Francesco di Assisi. Questi fu il primo ragazzo che si unì al suo gruppo.
Ma qual'era l'obiettivo di Don Bosco? Vi starete chiedendo, il suo intento, pensate un po', era quello di radunare attorno a sé tutti i bambini ed i ragazzi disagiati nonché gli ex-detenuti per dare il via ad una nuova attività: quella dell'Oratorio di Don Bosco. (continua…..)
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