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venerdì 26 marzo 2010

Spazio Giovane: Che bello ..il gruppo degli amici!

a cura di Sandra
Durante l’adolescenza il gruppo degli amici inizialmente è caratterizzato dalla presenza di persone dello stesso sesso. Maschi con Maschi, Femmine con Femmine. Tale modalità di relazione nasce dal bisogno di definire la propria identità sessuale; è come sé specchiandomi nell’altro “uguale a me” sapessi meglio chi sono. In una seconda fase il gruppo diventa misto e iniziano le prime esperienze di coppia. Nell’adolescenza i coetanei acquistano una rilevanza fondamentale: il gruppo è fonte di sicurezza e di identificazione, permette a ciascun membro di condividere i propri vissuti e le proprie esperienze, sancisce il bisogno di autonomia e di autodeterminazione rispetto alla famiglia . Benché il gruppo possa essere dominato da alcune figure con funzione di leader, in esso ogni membro sperimenta una profonda comunanza di vissuti e sentimenti.
Sappiano i genitori che per un adolescente è sano appartenere ad un gruppo di pari. Tuttavia esistono gruppi più o meno sani. La combinazione di vari elementi dà vita ad un’ entità unica, che è appunto ” il gruppo”, con i propri valori, emozioni prevalenti e comportamenti. Ciò che si fa in gruppo non lo si farebbe mai da soli, sia nel bene che nel male. Allora scegliamoci un gruppo sano che ci aiuti a superare la (anche) difficile fase dell’adolescenza, senza riportare cicatrici indelebili. Intelligenza vuole che ci si allontani dal gruppo che agisce violenza, sopraffazione, vandalismo; anche se questi comportamenti possono facilmente farci sentire grandi, importanti, forti, fidatevi è prevalentemente un modo per coprire la propria miseria interiore.

martedì 26 gennaio 2010

Spazio Giovane: Aiuto…mi sono innamorato…ho perso la testa!

a cura di Sandra

La persona innamorata perde la testa, è stralunata, travolta dalla passione, dimentica l’ordinario, viaggia sullo straordinario, sembra camminare sollevata da terra, è totalmente polarizzata dalla persona che ama, come se il resto del mondo non esistesse. L’innamoramento è stato paragonato ad uno stato allucinatorio. L’innamorato: idealizza l’amato; esalta le sue qualità; può attribuirgli qualità che non gli appartengono; può negare tutto ciò che non coincida con l’immagine ideale che ha di lui. Talvolta succede che l’amato tradisca colui che ama e che i più siano a conoscenza dei tradimenti, tranne il tradito.
Soltanto con il senno di poi, realizza che aveva tutti gli elementi per accorgersi del tradimento e non l’ha potuto/voluto vedere, perché, in uno stato di allucinazione da innamoramento, negava la realtà. L’innamoramento è meraviglioso quando è ricambiato e non è patologico. Ti fa vivere uno stato di beatitudine unico al mondo.
Il nostro campanello d’allarme dovrebbe scattare quando associati all’innamoramento ci sono sofferenza, rabbia, delusione e mancanza di dignità. Qualcosa non sta funzionando. Rischiamo di uscirne acciaccati. Come riconoscere se siamo innamorati della persona giusta oppure della persona sbagliata?
La persona giusta oltre a ricambiare il nostro amore ci tratta con rispetto, è interessata a renderci felici, a farci sentire importanti. La persona sbagliata ci utilizza per sentirsi amato, importante, potente.
Iniziamo da noi stessi a trattarci con amore, innamoriamoci di chi ci fa stare bene e non di chi ci fa solo soffrire!

lunedì 9 novembre 2009

Spazio Giovane: Noi timidi che ci sentiamo gli occhi del mondo addosso.

a cura di Sandra

L’etimologia della parola timidezza ci dà delle informazioni sul significato relazionale di questo termine; deriva infatti dal latino “timere”, temere. La persona timida teme il giudizio negativo dell’altro. La domanda nasce spontanea: si nasce o si diventa timidi? Risposta: si nasce e si diventa timidi. Sappiamo infatti che l’individuo viene al mondo con un suo “carattere” dato da madre natura; per esempio, potrà tendere maggiormente all’introversione oppure all’estroversione. Mettiamo il caso di un bambino con una tendenza innata alla cautela, alla riservatezza, che incontra un ambiente familiare caratterizzato da modalità educative ipercritiche, svalutanti.
Possiamo prevedere che non riuscirà a sviluppare quel sufficiente grado di sicurezza, nelle proprie abilità, indispensabile per tollerare le frustrazioni che nella vita inevitabilmente incontrerà.
Appare chiaro come la timidezza sia una modalità comportamentale che si autorinforza. Spesso infatti, se ci diciamo che “non ce la faremo”, questa profezia si autoavvererà. Come uscire da questo circolo vizioso? Formula magica: ripetiamo dentro di noi che nessuno è per¬fetto (tanto meno noi), che tutti sbagliano, e che il giudizio critico più feroce siamo noi stessi a darcelo. Quindi, se diventiamo meno severi con noi stessi, dandoci il permesso di sperimentare, uscendo dall’”angoletto”, gradualmente svilupperemo la consapevolezza che andiamo bene così come siamo e che la vita va vissuta e non guardata dal balcone.

venerdì 16 ottobre 2009

Vi siete mai chiesti perché i ragazzi si prendono in giro?

Prendo in giro te per essere ok con me stesso
Sandra

Spesso quando ridicolizziamo un nostro compagno lo facciamo perché abbiamo bisogno di sentire che è lui ad avere determinati difetti, a non avere determinate capacità, non noi. Classico è l’esempio dell’amico che viene preso in giro perché non è abile nel gioco del pallone. Dietro a quel chiamarlo ripetutamente “ schiappa” può nascondersi la paura di essere inadeguati come forse è lui e la necessità di sapersi diversi, ossia bravi. Meno siamo sicuri di essere bravi più abbiamo bisogno di sentirci bravi, niente di più facile che sentirsi bravi prendendo in giro “una schiappa”. Spesso inoltre confondiamo una specifica capacità con la totalità della persona (non sai giocare a pallone quindi non vali niente)
Tale modo di funzionare è molto presente nell’adolescente, che turbato dai continui mutamenti fisici e psicologici si aggrappa a degli aspetti di sé, confondendole con la propria totalità. Quindi se sono una schiappa nel gioco del pallone sono una schiappa nella totalità del mio essere, ossia non valgo niente. Tutto ciò fa talmente paura che più la persona è fragile, quindi incapace di gestire l’ansia, più sarà costretta a cercare forme di rassicurazione di tipo proiettivo, ossia metterà sull’altro le proprie inadeguatezze e ne prenderà le dovute distanze anche tramite la ridicolarizzazione.
Quindi ogni volta che sentiamo il bisogno di prendere in giro un compagno dovremmo chiederci in che cosa noi ci sentiamo inadeguati!