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lunedì 5 settembre 2011
Saluto di Don Pier Luigi
"La gioia è la più bella creatura uscita dalle mani di Dio, dopo l'amore". (San Giovanni Bosco)
E' sempre difficile "salutare", anche per noi sacerdoti. Quando, all'inizio di gennaio, mi è stato chiesto di venire in mezzo a voi per mettermi al servizio di questa comunità, sapevo bene che sarebbe stato un servizio temporaneo, di qualche mese. Eppure l'essere in mezzo a voi mi ha da subito entusiasmato. Incontrare le persone, a partire dai sacerdoti, ascoltare, consigliare, e soprattutto con voi pregare e celebrare l'eucarestia, è stata per me una "scuola" di umanità, vissuta con gioia. E questa esperienza gioiosa, nonstante le fatiche, i limiti miei e di tutti, le fragilità, le inadempienze, ora che me ne vado, potrebbe ridursi a un bel ricordo, e quindi cedere il passo alla tristezza o alla nostalgia. E invece no!...Voglio lasciarvi con un sorriso, o addirittura con una bella risata, nella consapevolezza che..."Dio ama chi dono con gioia".
Se posso lascarvi un messaggio, mentre le Chiesa vi affida ora ad un nuovo parroco e affida lui a voi, è di continuare il cammino di questa comunità piena di risorse con uno spirito di gioia, di famiglia, di comunione, di fiducia. E' quello che porto nel cuore anch'io, ringraziando di cuore tutti coloro che hanno rafforzato l'umanità del mio sacerdozio, nella gioia dello Spirito Santo.
Siete una bella parrocchia....e allora, coraggio!
GRAZIE...è stato un cammino breve, ma porterò in me, come tesoro prezioso, ciascuno di voi, chiedendovi di pregare per me, come io farò per voi.
d. Pier Luigi
Parrocchia San Tarcisio Martire
4 Settembre 2011
martedì 12 luglio 2011
Cosa c'è sotto....? Oratorio estivo 2011

Venerdì 8 Luglio si è concluso il campo estivo per bambini in oratorio.
E' stata davvero una bella esperienza per sia per i bambini che per i genitori.
Così venerdì, dopo la Messa delle 19.00, ci siamo trovati tutti insieme in oratorio per festeggiare, tra balli, canti, giochi...e perchè no, qualche bella preghiera!!
Un grazie sentito va a tutte le postulanti delle Suore Alcantarine e ai giovani ragazzi della nostra parrocchia, che hanno animato con impegno e dedizione queste giornate estive...nonchè a don Pier Luigi che ha "sponsorizzato" l'iniziativa!
Un saluto affettuoso va a Suor Tiziana che sta per lasciarci per affrontare una nuova grande sfida.....in Africa!
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venerdì 24 giugno 2011
Novità in parrocchia...
Come ogni anno, dal 12 al 19 giugno 2011 si è svolta la Festa in onore di San Tarcisio, nostro patrono.
Domenica 19 giugno, al termine della processione, il nostro vescovo S.E. Mons. Giuseppe Marciante, ha annunciato un bel po' di novità in arrivo per la nostra parrocchia:
Don Pier Luigi (che negli ultimi mesi ha operato come amministratore parrocchiale in assenza di Don Paolo) tornerà a tempo pieno al suo incarico in vicariato, e a settembre arriverà un nuovo parroco.
Quello che forse non tutti sanno, è che anche Don Domenico, da settembre verrà trasferito nella parrocchia di San Timoteo, a Casalpalocco.
Questo post vuole raccogliere un saluto e un "in bocca al lupo" per chi ci lascia...
Chi vuole è invitato ad aggiungere un commento e lasciare un pensiero.
martedì 13 luglio 2010
Per ricordare un ragazzo dell’oratorio….
a cura di Nando Pede
Quarto Miglio, 6 giugno 1985: per una fatale coincidenza, Massimiliano Angelini, un ragazzo del nostro oratorio, veniva ferito con un colpo d’arma da fuoco, mentre chiacchierava in strada con i suoi amici.
Sarebbe morto dopo 33 giorni di straziante agonia.
Venerdì 9 luglio 2010, a 25 anni dalla sua scomparsa, la squadra di calcio di Massimiliano si è ritrovata per ricordarlo. Abbiamo ritrovato un vecchio articolo di giornale in cui i ragazzi di allora raccontano questa triste vicenda.


Quarto Miglio, 6 giugno 1985: per una fatale coincidenza, Massimiliano Angelini, un ragazzo del nostro oratorio, veniva ferito con un colpo d’arma da fuoco, mentre chiacchierava in strada con i suoi amici.
Sarebbe morto dopo 33 giorni di straziante agonia.
Venerdì 9 luglio 2010, a 25 anni dalla sua scomparsa, la squadra di calcio di Massimiliano si è ritrovata per ricordarlo. Abbiamo ritrovato un vecchio articolo di giornale in cui i ragazzi di allora raccontano questa triste vicenda.


venerdì 9 luglio 2010
La parola ai più piccoli: il gruppo dei Ministranti
a cura di Livia Frezza
Mi chiamo Livia e faccio la ministrante. Mi piace partecipare alle attività di questo gruppo perché mi insegnano tante cose e perché mi diverto. Ci sono anche altri ministranti che si chiamano Jacopo, Francesco, Valerio, Francesco, Emanuele, Daniele, Francesco, Matteo e Marcantonio. Mi piace così tanto fare la ministrante che dicono che sono la più brava. Ho cominciato perché mio fratello aveva già iniziato a fare il ministrante da più piccolo; così l’ho chiesto ai miei genitori e loro hanno risposto di sì.
A quel punto mio fratello non voleva fare più il ministrante e così io ho preso il suo posto. La cosa che mi piace fare di più è usare la navicella, che è un contenitore d’incenso. Mi piace perché mi muovo molto e mi piace anche l’odore. E’ ormai un anno che faccio la ministrante e ho conosciuto molte persone: Giovanna è una animatrice molto simpatica, dolce, qualche volta si arrabbia (ma non con me); Gianluca è un altro animatore è simpatico, allegro e ci aiuta sull’altare; Davide, un ministrante grande che ci aiuta; Don Damiano è un prete che serve la messa e noi lo aiutiamo: è un po’ severo ma è anche molto simpatico. Ogni fine anno pastorale si fa una cena, vengono molti preti e tutti i ministranti, si mangia alla brace e si gioca nell’oratorio. Venite a fare i ministranti e vedrete che imparerete molte cose su Dio e Gesù e vi divertirete moltissimo!
Mi chiamo Livia e faccio la ministrante. Mi piace partecipare alle attività di questo gruppo perché mi insegnano tante cose e perché mi diverto. Ci sono anche altri ministranti che si chiamano Jacopo, Francesco, Valerio, Francesco, Emanuele, Daniele, Francesco, Matteo e Marcantonio. Mi piace così tanto fare la ministrante che dicono che sono la più brava. Ho cominciato perché mio fratello aveva già iniziato a fare il ministrante da più piccolo; così l’ho chiesto ai miei genitori e loro hanno risposto di sì.
A quel punto mio fratello non voleva fare più il ministrante e così io ho preso il suo posto. La cosa che mi piace fare di più è usare la navicella, che è un contenitore d’incenso. Mi piace perché mi muovo molto e mi piace anche l’odore. E’ ormai un anno che faccio la ministrante e ho conosciuto molte persone: Giovanna è una animatrice molto simpatica, dolce, qualche volta si arrabbia (ma non con me); Gianluca è un altro animatore è simpatico, allegro e ci aiuta sull’altare; Davide, un ministrante grande che ci aiuta; Don Damiano è un prete che serve la messa e noi lo aiutiamo: è un po’ severo ma è anche molto simpatico. Ogni fine anno pastorale si fa una cena, vengono molti preti e tutti i ministranti, si mangia alla brace e si gioca nell’oratorio. Venite a fare i ministranti e vedrete che imparerete molte cose su Dio e Gesù e vi divertirete moltissimo!
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mercoledì 5 maggio 2010
Giovani Famiglie si riuniscono!

Dall’esperienza del corso di preparazione al matrimonio,nasce questo bel gruppo di giovani coppie, che continuano a riunirsi con costanza, mosse dal desiderio di confrontarsi e affrontare con entusiasmo la sfida di creare una famiglia. Ed è bello ritrovarli insieme per celebrare la Messa domenicale delle 18.30 o per una bel momento conviviale come quello di domenica 25 Aprile (foto di lato),in cui giovani coppie e giovani famiglie hanno messo in comune le proprie esperienze di vita.
Alla riscoperta della solidarietà
a cura di Sandra
Ho frequentato per un breve periodo di tempo una casa di riposo per anziani.
L’esperienza è terminata da alcuni giorni ma ancora ne percepisco in me le tracce emotive. Mi chiedo cosa mi abbia toccato così profondamente. “Il trattamento”degli ospiti? No, la categoria della struttura è medio/alta, gli alloggi sono puliti e confortevoli, il vitto è di buona qualità, il personale adeguato. La vecchiaia, la malattia, la perdita di autonomia, le menti dai nessi logici sperduti? No, mi ha colpito quanto alcune signore anziane fossero contente della mia presenza, di me che semplicemente chiedevo loro il nome, l’età, la città dove fossero nate, di me che toccavo le loro mani quando non riuscivamo a stabilire un contatto verbale, che le aiutavo nello svolgimento di mansioni ordinarie. Ho compreso il bisogno di questi anziani di avere contatto con il mondo esterno, ciò che io rappresentavo. Ho compreso il bisogno di queste persone di qualcuno che si rivolga loro con interesse, qualcuno che regali loro del tempo, che le distolga dall’attesa della fine della vita. I nostri anziani confinati, vittime di una società basata sul profitto: loro non producono, quindi vengono emarginati, sia pur con garbo. Vorrei condividere con voi un sogno: la riscoperta della solidarietà, della fratellanza, della carità intese come “l’amore a cui ogni uomo è tenuto nei confronti del suo prossimo, come riflesso e conseguenza dell’amore di DIO”. Immagino le porte della casa di riposo aprirsi: agli alunni della scuola elementare, che mettono in scena la loro recita di fine anno; agli adolescenti, che invece di trascorrere il loro tempo “spiaggiati” sul muretto di turno, scoprono che cosa sia la vecchiaia, ascoltano i racconti, le esperienze di chi forse ha vissuto parte della propria vita durante i conflitti bellici; ai gruppi di preghiera per pregare INSIEME; agli allievi della scuola di ballo per BALLARE insieme, INSIEME a quelle persone anziane dimenticate dalla società, ma così difficili per me da dimenticare.
Sarebbe bello che nella nostra parrocchia persone generose si aprano al rapporto con le persone sole. Il numero telefonico della parrocchia è 06 7188136 e puoi chiedere di don Domenico per dare la tua disponibilità a
questa opportunità di condivisione
Ho frequentato per un breve periodo di tempo una casa di riposo per anziani.
L’esperienza è terminata da alcuni giorni ma ancora ne percepisco in me le tracce emotive. Mi chiedo cosa mi abbia toccato così profondamente. “Il trattamento”degli ospiti? No, la categoria della struttura è medio/alta, gli alloggi sono puliti e confortevoli, il vitto è di buona qualità, il personale adeguato. La vecchiaia, la malattia, la perdita di autonomia, le menti dai nessi logici sperduti? No, mi ha colpito quanto alcune signore anziane fossero contente della mia presenza, di me che semplicemente chiedevo loro il nome, l’età, la città dove fossero nate, di me che toccavo le loro mani quando non riuscivamo a stabilire un contatto verbale, che le aiutavo nello svolgimento di mansioni ordinarie. Ho compreso il bisogno di questi anziani di avere contatto con il mondo esterno, ciò che io rappresentavo. Ho compreso il bisogno di queste persone di qualcuno che si rivolga loro con interesse, qualcuno che regali loro del tempo, che le distolga dall’attesa della fine della vita. I nostri anziani confinati, vittime di una società basata sul profitto: loro non producono, quindi vengono emarginati, sia pur con garbo. Vorrei condividere con voi un sogno: la riscoperta della solidarietà, della fratellanza, della carità intese come “l’amore a cui ogni uomo è tenuto nei confronti del suo prossimo, come riflesso e conseguenza dell’amore di DIO”. Immagino le porte della casa di riposo aprirsi: agli alunni della scuola elementare, che mettono in scena la loro recita di fine anno; agli adolescenti, che invece di trascorrere il loro tempo “spiaggiati” sul muretto di turno, scoprono che cosa sia la vecchiaia, ascoltano i racconti, le esperienze di chi forse ha vissuto parte della propria vita durante i conflitti bellici; ai gruppi di preghiera per pregare INSIEME; agli allievi della scuola di ballo per BALLARE insieme, INSIEME a quelle persone anziane dimenticate dalla società, ma così difficili per me da dimenticare.
Sarebbe bello che nella nostra parrocchia persone generose si aprano al rapporto con le persone sole. Il numero telefonico della parrocchia è 06 7188136 e puoi chiedere di don Domenico per dare la tua disponibilità a
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Maggio mese mariano
a cura di Elisabetta
Sebbene il tempo, dal punto di vista meteorologico, faccia talvolta i capricci, ci troviamo a Maggio, mese mariano per eccellenza. Ma quali sono le ragioni ed i motivi di questa preferenza mariana? La storia del mese mariano incomincia nel medioevo con il tentativo di cristianizzare le feste pagane in onore della natura e della dea Maia che, in onore della natura in fiore, vi regnava nel rituale pagano.
Evocando la Madonna, la creatura più alta, si potevano unire i temi della natura e della Santa Vergine.
Il collegamento è quindi con il ciclo agrario. Almeno una volta, quando le stagioni erano effettivamente quelle, senza grandi cambiamenti, in maggio rifioriva la natura, si ottenevano i primi frutti, sbocciavano con tutta la loro bellezza i fiori ed il fiore più armonioso ed ammirabile, certamente è Maria. Ecco, dunque, Maggio come mese mariano. Il primo ad associare la Madonna al mese di Maggio fu Alfonso X, detto il Saggio Re di Castiglia e Leon (secolo XIII), che la celebrava in Las Cantigas de Santa Maria: Rosa delle rose, fiore dei fiori, donna fra le donne, unica signora, tu luce dei santi e dei cieli via. Una “cantiga” dedicata alle feste di maggio, si nota la devozione a Maria ed, in particolare, il modo per coronarla e santificarla nella gioia. La pratica delle prime devozioni risale tuttavia al secolo XVI quando si cominciò a reagire allo spirito rinascimentale giudicato troppo paganeggiante: sicché il mese di maggio assunse anche carattere riparatore. A Roma fu San Filippo Neri a delineare il futuro mese mariano insegnando ai giovani ad ornare di fiori l’immagine della Vergine nel mese di maggio, a cantar lodi in suo onore e a compiere atti di virtù e mortificazione.
La formalizzazione del mese di Maggio si deve però al padre Gesuita Dionisi con il suo mese di Maria, pubblicato nel 1725 a Verona, nel quale si suggerisce di compiere le pratiche devozionali in casa o in luogo di lavoro, davanti ad un altarino della Madonna, con preghiere, rosario e litanie, fioretti e giaculatorie e con l’offerta alla fine del mese, del proprio cuore alla Madre di Dio.
Sebbene il tempo, dal punto di vista meteorologico, faccia talvolta i capricci, ci troviamo a Maggio, mese mariano per eccellenza. Ma quali sono le ragioni ed i motivi di questa preferenza mariana? La storia del mese mariano incomincia nel medioevo con il tentativo di cristianizzare le feste pagane in onore della natura e della dea Maia che, in onore della natura in fiore, vi regnava nel rituale pagano.
Evocando la Madonna, la creatura più alta, si potevano unire i temi della natura e della Santa Vergine.
Il collegamento è quindi con il ciclo agrario. Almeno una volta, quando le stagioni erano effettivamente quelle, senza grandi cambiamenti, in maggio rifioriva la natura, si ottenevano i primi frutti, sbocciavano con tutta la loro bellezza i fiori ed il fiore più armonioso ed ammirabile, certamente è Maria. Ecco, dunque, Maggio come mese mariano. Il primo ad associare la Madonna al mese di Maggio fu Alfonso X, detto il Saggio Re di Castiglia e Leon (secolo XIII), che la celebrava in Las Cantigas de Santa Maria: Rosa delle rose, fiore dei fiori, donna fra le donne, unica signora, tu luce dei santi e dei cieli via. Una “cantiga” dedicata alle feste di maggio, si nota la devozione a Maria ed, in particolare, il modo per coronarla e santificarla nella gioia. La pratica delle prime devozioni risale tuttavia al secolo XVI quando si cominciò a reagire allo spirito rinascimentale giudicato troppo paganeggiante: sicché il mese di maggio assunse anche carattere riparatore. A Roma fu San Filippo Neri a delineare il futuro mese mariano insegnando ai giovani ad ornare di fiori l’immagine della Vergine nel mese di maggio, a cantar lodi in suo onore e a compiere atti di virtù e mortificazione.
La formalizzazione del mese di Maggio si deve però al padre Gesuita Dionisi con il suo mese di Maria, pubblicato nel 1725 a Verona, nel quale si suggerisce di compiere le pratiche devozionali in casa o in luogo di lavoro, davanti ad un altarino della Madonna, con preghiere, rosario e litanie, fioretti e giaculatorie e con l’offerta alla fine del mese, del proprio cuore alla Madre di Dio.
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domenica 28 febbraio 2010
Storia della parrocchia, storia del nostro quartiere
dagli archivi della parrocchia San Tarcisio
Il giorno 10 aprile 1927, la domenica delle Palme, viene aperta al culto pubblico la prima Chiesetta dedicata al Martire romano della Eucaristia San Tarcisio tra via Palazzolo e via Galloro. I Frati di Via Merulana vengono a celebrarvi la Messa nei giorni di festa. Prima che sorgesse questa chiesetta la località del Quarto Miglio era quasi sconosciuta e abbandonata. Tra l'Uva di Roma (Villa Malaguti) e l'Appia Pignatelli (Villa Parini) esisteva una piccola cooperativa di casette ad un piano con terrazzo: erano queste a dare l'impressione che il territorio fosse abitato. E' sempre intorno a questa data (1927) che risale, anche la costruzione di baracche di legno adibite a scuole elementari dall'Ente Scuola Rurale. Nel 1930, la bonifica dell'Agro Romano interessò la zona dell'Oliveto, come attesta l'iscrizione posta nella Casa Cantoniera in via Appia Pignatelli. Nel 1932 gli abitanti di questa zona ebbero una gradita sorpresa: il Governatore di Roma denominava questa località 'Borgata di San Tarcisio'. Quando nel 1933, P. Leonardo Bello fu eletto ministro generale dei frati minori, accettò volentieri la proposta del Vicariato di erigere una Parrocchia in una lunga fascia di territorio adiacente la via Appia, nonostante la povertà assoluta, i pochi mezzi e la mancanza di locali per le celebrazioni. Il territorio della parrocchia è vasto, siamo nel 1935, le famiglie sono 349 e formano una popolazione di 1558 persone. Con il sorgere della Parrocchia la gente diviene "popolo", nascono i primi interessi sociali, si organizza e mette a fuoco i propri problemi. Sono infatti le feste religiose che radunano le persone. La costruzione di una Chiesa viene annunciata in un bollettino intitolato "Vita Parrocchiale" nel 1938: "Come sapete, una nuova Chiesa si dovrà costruire in Roma, dedicata al piccolo fanciullo romano san Tarcisio. Sorgerà al IV Miglio sulla via Appia Nuova, poco lungi dai pressi del suo martirio. La Chiesa volgerà il fronte nella direzione di Oriente, verso i luoghi santi lontani, verso il Santo Sepolcro, quasi a trovarsi nella via radiosa delle fede che di là emanò". Porta la data del 14 marzo 1938 un resoconto di una visita alla Parrocchia: "... è una parrocchia poverissima, di circa 2000 anime, sparse in territorio di compagna e collina di 6-7 Kmq circa. Non ha un vero centro, ma due gruppi di case staccate l'una dalle altre un kilometro circa e poi dei casolari sparsi qua e là con una popolazione sempre fluttuante di braccianti, operai e sfrattati... Moltissimo vi è da fare nello spirituale e tutto nel materiale. Tolta la strada provinciale, non vi sono ancora strade, non vi è medico, farmacia..." . Chi scrisse queste testimonianze ricevette l'incarico di Parroco neanche un mese dopo e si interessò "anima e corpo" per la costruzione della Chiesa.
Era Padre Ezechiele De Rossi, primo parroco a cui oggi è intitolata la grande sala del nostro oratorio…(continua)
Il giorno 10 aprile 1927, la domenica delle Palme, viene aperta al culto pubblico la prima Chiesetta dedicata al Martire romano della Eucaristia San Tarcisio tra via Palazzolo e via Galloro. I Frati di Via Merulana vengono a celebrarvi la Messa nei giorni di festa. Prima che sorgesse questa chiesetta la località del Quarto Miglio era quasi sconosciuta e abbandonata. Tra l'Uva di Roma (Villa Malaguti) e l'Appia Pignatelli (Villa Parini) esisteva una piccola cooperativa di casette ad un piano con terrazzo: erano queste a dare l'impressione che il territorio fosse abitato. E' sempre intorno a questa data (1927) che risale, anche la costruzione di baracche di legno adibite a scuole elementari dall'Ente Scuola Rurale. Nel 1930, la bonifica dell'Agro Romano interessò la zona dell'Oliveto, come attesta l'iscrizione posta nella Casa Cantoniera in via Appia Pignatelli. Nel 1932 gli abitanti di questa zona ebbero una gradita sorpresa: il Governatore di Roma denominava questa località 'Borgata di San Tarcisio'. Quando nel 1933, P. Leonardo Bello fu eletto ministro generale dei frati minori, accettò volentieri la proposta del Vicariato di erigere una Parrocchia in una lunga fascia di territorio adiacente la via Appia, nonostante la povertà assoluta, i pochi mezzi e la mancanza di locali per le celebrazioni. Il territorio della parrocchia è vasto, siamo nel 1935, le famiglie sono 349 e formano una popolazione di 1558 persone. Con il sorgere della Parrocchia la gente diviene "popolo", nascono i primi interessi sociali, si organizza e mette a fuoco i propri problemi. Sono infatti le feste religiose che radunano le persone. La costruzione di una Chiesa viene annunciata in un bollettino intitolato "Vita Parrocchiale" nel 1938: "Come sapete, una nuova Chiesa si dovrà costruire in Roma, dedicata al piccolo fanciullo romano san Tarcisio. Sorgerà al IV Miglio sulla via Appia Nuova, poco lungi dai pressi del suo martirio. La Chiesa volgerà il fronte nella direzione di Oriente, verso i luoghi santi lontani, verso il Santo Sepolcro, quasi a trovarsi nella via radiosa delle fede che di là emanò". Porta la data del 14 marzo 1938 un resoconto di una visita alla Parrocchia: "... è una parrocchia poverissima, di circa 2000 anime, sparse in territorio di compagna e collina di 6-7 Kmq circa. Non ha un vero centro, ma due gruppi di case staccate l'una dalle altre un kilometro circa e poi dei casolari sparsi qua e là con una popolazione sempre fluttuante di braccianti, operai e sfrattati... Moltissimo vi è da fare nello spirituale e tutto nel materiale. Tolta la strada provinciale, non vi sono ancora strade, non vi è medico, farmacia..." . Chi scrisse queste testimonianze ricevette l'incarico di Parroco neanche un mese dopo e si interessò "anima e corpo" per la costruzione della Chiesa.
Era Padre Ezechiele De Rossi, primo parroco a cui oggi è intitolata la grande sala del nostro oratorio…(continua)
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L’Editoriale: “Eucarestia e vocazione…”
a cura di Don Domenico
L’Eucaristia è la madre di ogni vocazione, di quella matrimoniale come di quella ad una consacrazione speciale, perché nella Messa viene di nuovo presentato il sacrificio di Cristo, c’è la remissione di tutti i peccati e il dono della vita, oltre al cibo che sostiene la vita divina in noi. Nell’Eucaristia c’è il completamento della missione di Cristo, che è la nostra resurrezione, il recupero di tutti i beni celesti persi col peccato, il recupero della nostra immagine e somiglianza con Dio, la nostra missione in questa vita e nell’altra. La vocazione è una chiamata. E il Signore chiama perché tu possa attuare quel disegno che sin dall’eternità ha pensato e voluto per te. La chiamata è la proposta, e la tua risposta significa accogliere questa proposta a realizzare il disegno che Dio ha voluto per te. Noi siamo stati fatti ad immagine e somiglianza del Figlio di Dio e il disegno di Dio per ognuno di noi è di essere nella Parola di Dio, nel Figlio di Dio e insieme al Figlio e al Padre, eternamente con Lui. I figli di Dio, fratelli tra di loro, devono aiutarsi e ad ognuno Dio ha dato una mansione, una vocazione sia nei riguardi di Cristo sia nei riguardi della Chiesa: le vocazioni fondamentali sono quelle della famiglia umana e della famiglia divina. È dall’Eucaristia che vengono tutte le grazie, sia per la famiglia umana che per la famiglia divina. E come nella famiglia umana ci sono delle relazioni, il marito e la moglie, i genitori e i figli, i fratelli, egualmente nella famiglia di Dio ci sono diverse mansioni, diverse vocazioni. La vocazione primaria che viene dall’Eucaristia è però quella di collaborare con Cristo a edificare la Chiesa. Col sacrificio eucaristico non solo Cristo si immola sull’altare, ma si mette in comunione con tutti gli uomini, con tutto il creato e dona la chiamata a collaborare con Lui a edificare la Chiesa, la famiglia umana, la famiglia dei popoli della terra. E nell’Eucaristia non c’è solo il dono della vocazione, ma anche il recupero della vocazione di ciascuno e di ogni missione ferita dal peccato. Tutto è nell’Eucaristia. È là che potrai ascoltare più da vicino quello che Gesù vuole da te, quello che tu devi donare a Gesù, quello che Lui da tempo attende che tu gli doni. Lì, davanti all’Eucaristia, potrai avere un’idea chiara della tua esistenza terrena e intravedere, in una contemplazione illuminata, anche il disegno di Dio nell’aldilà. Se davvero vuoi muovere il tuo cuore nella vocazione, è però necessario che metti in moto l’amore. E l’Eucaristia è in particolare il sacramento dell’amore. La vocazione di Cristo è stata realizzata attraverso il Suo grande amore, al Padre nell’ubbidienza e a noi col dono della vita sulla croce, che nella Messa si attualizza ancora. È l’Eucaristia che accende quel fuoco d’amore necessario per poter piegare la nostra volontà alla chiamata del Signore, per rispondere generosamente a quel disegno che Egli ha voluto per ognuno di noi sin dalla creazione del mondo. Presso l’Eucaristia conoscerai l’amore di Gesù, Lui accenderà l’amore nel tuo cuore e in Lui conoscerai quello che Lui vuole da te, ti darà la forza, mediante l’amore, a rispondere alla chiamata che Egli ti propone o a recuperare quella vocazione che ti sembra di aver perso col peccato, il tradimento, la superficialità. Diventerai pane per i fratelli, che si nutriranno del pane che avrai lavorato nelle tue opere di carità, con la parola, con l’esempio, con la testimonianza, con la sofferenza e forse anche con la vita. Nell’Eucaristia possiamo vedere la comunione sponsale della Chiesa con Cristo, della gloria che avremo in cielo. Tutti i misteri sono lì presenti. Come siamo davvero molto meschini, molto piccoli quando noi pensiamo alla nostra esistenza, alla nostra vita, inseriti nel posto di lavoro, nell’università, in un’azienda, in una ditta, in un’officina, come siamo piccoli! La vera attività, quella più bella, la vocazione più grande è quella di essere con Cristo in questa via di edificazione, di divinizzazione per tutto l’universo. Quando noi facciamo la comunione dovremmo davvero sentirci fremere di amore, di gioia, perché Dio è dentro di noi. Ognuno di noi nell’Eucaristia deve assumere con grande gioia la propria vocazione secondo il disegno che Dio ha voluto per ognuno di noi sin da prima della creazione del mondo. È dall’Eucaristia che noi riceviamo la presenza di Cristo, la Parola di Dio in noi. È lì in persona, ascoltalo, abbraccialo. È Lui che dà la vita, nutre la tua vita divina, ti dona l’amore, ti dona questo scatto della volontà a seguire Gesù, così come Lui ha obbedito al Padre, alla chiamata del Padre, alla vocazione che il Padre gli ha dato.
L’Eucaristia è la madre di ogni vocazione, di quella matrimoniale come di quella ad una consacrazione speciale, perché nella Messa viene di nuovo presentato il sacrificio di Cristo, c’è la remissione di tutti i peccati e il dono della vita, oltre al cibo che sostiene la vita divina in noi. Nell’Eucaristia c’è il completamento della missione di Cristo, che è la nostra resurrezione, il recupero di tutti i beni celesti persi col peccato, il recupero della nostra immagine e somiglianza con Dio, la nostra missione in questa vita e nell’altra. La vocazione è una chiamata. E il Signore chiama perché tu possa attuare quel disegno che sin dall’eternità ha pensato e voluto per te. La chiamata è la proposta, e la tua risposta significa accogliere questa proposta a realizzare il disegno che Dio ha voluto per te. Noi siamo stati fatti ad immagine e somiglianza del Figlio di Dio e il disegno di Dio per ognuno di noi è di essere nella Parola di Dio, nel Figlio di Dio e insieme al Figlio e al Padre, eternamente con Lui. I figli di Dio, fratelli tra di loro, devono aiutarsi e ad ognuno Dio ha dato una mansione, una vocazione sia nei riguardi di Cristo sia nei riguardi della Chiesa: le vocazioni fondamentali sono quelle della famiglia umana e della famiglia divina. È dall’Eucaristia che vengono tutte le grazie, sia per la famiglia umana che per la famiglia divina. E come nella famiglia umana ci sono delle relazioni, il marito e la moglie, i genitori e i figli, i fratelli, egualmente nella famiglia di Dio ci sono diverse mansioni, diverse vocazioni. La vocazione primaria che viene dall’Eucaristia è però quella di collaborare con Cristo a edificare la Chiesa. Col sacrificio eucaristico non solo Cristo si immola sull’altare, ma si mette in comunione con tutti gli uomini, con tutto il creato e dona la chiamata a collaborare con Lui a edificare la Chiesa, la famiglia umana, la famiglia dei popoli della terra. E nell’Eucaristia non c’è solo il dono della vocazione, ma anche il recupero della vocazione di ciascuno e di ogni missione ferita dal peccato. Tutto è nell’Eucaristia. È là che potrai ascoltare più da vicino quello che Gesù vuole da te, quello che tu devi donare a Gesù, quello che Lui da tempo attende che tu gli doni. Lì, davanti all’Eucaristia, potrai avere un’idea chiara della tua esistenza terrena e intravedere, in una contemplazione illuminata, anche il disegno di Dio nell’aldilà. Se davvero vuoi muovere il tuo cuore nella vocazione, è però necessario che metti in moto l’amore. E l’Eucaristia è in particolare il sacramento dell’amore. La vocazione di Cristo è stata realizzata attraverso il Suo grande amore, al Padre nell’ubbidienza e a noi col dono della vita sulla croce, che nella Messa si attualizza ancora. È l’Eucaristia che accende quel fuoco d’amore necessario per poter piegare la nostra volontà alla chiamata del Signore, per rispondere generosamente a quel disegno che Egli ha voluto per ognuno di noi sin dalla creazione del mondo. Presso l’Eucaristia conoscerai l’amore di Gesù, Lui accenderà l’amore nel tuo cuore e in Lui conoscerai quello che Lui vuole da te, ti darà la forza, mediante l’amore, a rispondere alla chiamata che Egli ti propone o a recuperare quella vocazione che ti sembra di aver perso col peccato, il tradimento, la superficialità. Diventerai pane per i fratelli, che si nutriranno del pane che avrai lavorato nelle tue opere di carità, con la parola, con l’esempio, con la testimonianza, con la sofferenza e forse anche con la vita. Nell’Eucaristia possiamo vedere la comunione sponsale della Chiesa con Cristo, della gloria che avremo in cielo. Tutti i misteri sono lì presenti. Come siamo davvero molto meschini, molto piccoli quando noi pensiamo alla nostra esistenza, alla nostra vita, inseriti nel posto di lavoro, nell’università, in un’azienda, in una ditta, in un’officina, come siamo piccoli! La vera attività, quella più bella, la vocazione più grande è quella di essere con Cristo in questa via di edificazione, di divinizzazione per tutto l’universo. Quando noi facciamo la comunione dovremmo davvero sentirci fremere di amore, di gioia, perché Dio è dentro di noi. Ognuno di noi nell’Eucaristia deve assumere con grande gioia la propria vocazione secondo il disegno che Dio ha voluto per ognuno di noi sin da prima della creazione del mondo. È dall’Eucaristia che noi riceviamo la presenza di Cristo, la Parola di Dio in noi. È lì in persona, ascoltalo, abbraccialo. È Lui che dà la vita, nutre la tua vita divina, ti dona l’amore, ti dona questo scatto della volontà a seguire Gesù, così come Lui ha obbedito al Padre, alla chiamata del Padre, alla vocazione che il Padre gli ha dato.
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C’era un volta l’oratorio: gli anni d’oro della pallavolo (seconda ed ultima parte)
a cura di Antonio
C’eravamo lasciati agli inizi degli anni ’70: dall’iniziativa dei giovani della parrocchia prese vita il “G.S. San Tarcisio” (Gruppo sportivo San Tarcisio) e la prima squadra di pallavolo maschile che in poco tempo diventò vincente, fino ad arrivare a giocare i campionati di prima divisione. Spinti dai successi e dall’entusiasmo iniziale si formò anche una squadra di allievi che riuscirono a diventare campioni regionali. A breve partì anche il settore femminile con ottimi risultati. Ma di pari passi aumentavano anche le spese per sostenere tante squadre e le iscrizioni ai diversi campionati: l’autotassazione non bastava più e le macchine disponibili non erano più sufficienti a coprire tutti gli spostamenti che, da comunali, diventavano sempre più interregionali. La mancanza di un valido sostegno da parte del quartiere provocò quel lento e inesorabile affievolimento dell’entusiasmo dei giovani atleti, dei quali alcuni iniziavano già a diventare padri e madri di famiglia, con ben altre sfide da affrontare. Così il “G.S San Tarcisio oggi è solo un ricordo, ma un tempo in Federazione, a Roma non era certo l’ultimo arrivato!
C’eravamo lasciati agli inizi degli anni ’70: dall’iniziativa dei giovani della parrocchia prese vita il “G.S. San Tarcisio” (Gruppo sportivo San Tarcisio) e la prima squadra di pallavolo maschile che in poco tempo diventò vincente, fino ad arrivare a giocare i campionati di prima divisione. Spinti dai successi e dall’entusiasmo iniziale si formò anche una squadra di allievi che riuscirono a diventare campioni regionali. A breve partì anche il settore femminile con ottimi risultati. Ma di pari passi aumentavano anche le spese per sostenere tante squadre e le iscrizioni ai diversi campionati: l’autotassazione non bastava più e le macchine disponibili non erano più sufficienti a coprire tutti gli spostamenti che, da comunali, diventavano sempre più interregionali. La mancanza di un valido sostegno da parte del quartiere provocò quel lento e inesorabile affievolimento dell’entusiasmo dei giovani atleti, dei quali alcuni iniziavano già a diventare padri e madri di famiglia, con ben altre sfide da affrontare. Così il “G.S San Tarcisio oggi è solo un ricordo, ma un tempo in Federazione, a Roma non era certo l’ultimo arrivato!
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L’Ordine Francescano Secolare: da oltre 70 anni in parrocchia
a cura di Daniela Fidotti
Durante le sue peregrinazioni San Francesco spesso veniva avvicinato da laici che, infiammati dalla sua testimonianza, volevano lasciare il mondo per seguirlo. Il santo intuì che ogni cristiano doveva raggiungere la santità secondo il proprio stato, in cui era chiamato dal Signore, innalzando così la laicità alla stessa dignità della vita consacrata. Nacque così l’Ordine Francescano Secolare, il quale esiste da otto secoli. Nel corso di questo tempo, il Signore ha chiamato molte persone a seguire la via di Francesco e a condividere il suo ideale di vita. Tra questi ricordiamo: Cristoforo Colombo, Dante Alighieri, Alessandro Manzoni, Giovanni XXIII, don Tonino Bello. Oggi, vi fanno parte 700 mila membri in tutto il mondo. L’OFS è una fraternità di fratelli e sorelle laici (sebbene possano farne parte anche ecclesiastici diocesani), i quali cercano di vivere la vita “nel mondo”, secondo le circostanze ordinarie della vita dei laici, a casa e a scuola, in fabbrica e in ufficio, seguendo però una Regola, con il sostegno spirituale di altri rami della famiglia francescana. Scopo primario è l’impegno a vivere la vita evangelica. Come Ordine laico, l’Ordine Francescano Secolare pone in rilievo la vita della fraternità, la ricerca della santità personale e dell’apostolato come stile di vita per la giustizia sociale e la pace fra tutti gli uomini. Le fraternità, guidate da un ministro e da un Consiglio, di cui fa parte anche un padre assistente, fanno capo ai Consigli regionali, nazionali e a quello internazionale. Ogni membro riceve una chiamata e viene guidato a discernere la propria vocazione attraverso un periodo di ammissione, seguito da un anno di noviziato, al termine del quale si entra nell’Ordine mediante una professione.
Nella nostra parrocchia l’OFS è presente dal 18 Giugno 1939, data della proclamazione di S. Francesco patrono d’Italia, cinque giorni dopo l’inaugurazione della chiesa di S. Tarcisio. In tutti questi anni la presenza dell’OFS è stata viva e operante nella parrocchia, incarnando lo spirito di S. Francesco anche nei servizi più umili. Il fine degli incontri è innanzitutto il vivere in fraternità, la formazione (Parola di Dio, Catechismo della Chiesa Cattolica, Documenti della Chiesa, Fonti Francescane), la preghiera. Nella vita ci lasciamo guidare dalla semplicità, dall’umiltà e dalle piccole cose, anziché dal potere, dal prestigio e dalla classe sociale. Come Cristo, come Francesco, cerchiamo di divenire strumenti di pace, fortifichiamo la nostra appartenenza alla Chiesa e la nostra lealtà ai pastori, condividendo la medesima visione e la medesima missione della Chiesa. Ispirati dalla visione di S. Francesco, ci affidiamo al Vangelo quale nostra via di vita. Il centro della nostra vita è Gesù Cristo, il principio, la via e il fine di tutto il creato. Sulla via del Vangelo scopriamo un Dio che è Padre e che ci dona una vita che è amore. E questo ci lega alle altre creature con un legame di stretta parentela e ci chiede di vivere come fratelli e sorelle del nostro prossimo e di tutto il creato. Siamo pellegrini verso la casa del Padre. In quanto peccatori dobbiamo sottoporci a continua conversione, ma non ci scoraggiamo, benché consapevoli dei nostri limiti e debolezze; seguiamo piuttosto l’invito che San Francesco rivolgeva ogni mattina ai suoi frati: “Cominciamo a fare del bene, perché finora abbiamo fatto ben poco”.
Ci sforziamo di aiutare gli ammalati, i poveri, gli oppressi, con iniziative sociali che vengono promosse dai Consigli locali, nazionali e internazionale. Sembrerebbero ideali troppo alti, ma non ci scoraggiamo, perché siamo ben assistiti!... Per espressa volontà di S. Francesco, infatti, il vero superiore dell’Ordine è lo Spirito Santo, al quale ci affidiamo totalmente, siamo ben consapevoli della centralità dell’Eucaristia e dell’essenzialità della preghiera personale, comunitaria e liturgica.
Vi invitiamo ad unirvi a noi, anche solo per conoscerci o per condividere la nostra formazione, senza sentirvi legati ad alcuna appartenenza. Gli incontri di fraternità si svolgono ogni martedì dalle ore 16.30 alle 18.30 nella sala fra’ Leonardo. Vi aspettiamo!
Durante le sue peregrinazioni San Francesco spesso veniva avvicinato da laici che, infiammati dalla sua testimonianza, volevano lasciare il mondo per seguirlo. Il santo intuì che ogni cristiano doveva raggiungere la santità secondo il proprio stato, in cui era chiamato dal Signore, innalzando così la laicità alla stessa dignità della vita consacrata. Nacque così l’Ordine Francescano Secolare, il quale esiste da otto secoli. Nel corso di questo tempo, il Signore ha chiamato molte persone a seguire la via di Francesco e a condividere il suo ideale di vita. Tra questi ricordiamo: Cristoforo Colombo, Dante Alighieri, Alessandro Manzoni, Giovanni XXIII, don Tonino Bello. Oggi, vi fanno parte 700 mila membri in tutto il mondo. L’OFS è una fraternità di fratelli e sorelle laici (sebbene possano farne parte anche ecclesiastici diocesani), i quali cercano di vivere la vita “nel mondo”, secondo le circostanze ordinarie della vita dei laici, a casa e a scuola, in fabbrica e in ufficio, seguendo però una Regola, con il sostegno spirituale di altri rami della famiglia francescana. Scopo primario è l’impegno a vivere la vita evangelica. Come Ordine laico, l’Ordine Francescano Secolare pone in rilievo la vita della fraternità, la ricerca della santità personale e dell’apostolato come stile di vita per la giustizia sociale e la pace fra tutti gli uomini. Le fraternità, guidate da un ministro e da un Consiglio, di cui fa parte anche un padre assistente, fanno capo ai Consigli regionali, nazionali e a quello internazionale. Ogni membro riceve una chiamata e viene guidato a discernere la propria vocazione attraverso un periodo di ammissione, seguito da un anno di noviziato, al termine del quale si entra nell’Ordine mediante una professione.
Nella nostra parrocchia l’OFS è presente dal 18 Giugno 1939, data della proclamazione di S. Francesco patrono d’Italia, cinque giorni dopo l’inaugurazione della chiesa di S. Tarcisio. In tutti questi anni la presenza dell’OFS è stata viva e operante nella parrocchia, incarnando lo spirito di S. Francesco anche nei servizi più umili. Il fine degli incontri è innanzitutto il vivere in fraternità, la formazione (Parola di Dio, Catechismo della Chiesa Cattolica, Documenti della Chiesa, Fonti Francescane), la preghiera. Nella vita ci lasciamo guidare dalla semplicità, dall’umiltà e dalle piccole cose, anziché dal potere, dal prestigio e dalla classe sociale. Come Cristo, come Francesco, cerchiamo di divenire strumenti di pace, fortifichiamo la nostra appartenenza alla Chiesa e la nostra lealtà ai pastori, condividendo la medesima visione e la medesima missione della Chiesa. Ispirati dalla visione di S. Francesco, ci affidiamo al Vangelo quale nostra via di vita. Il centro della nostra vita è Gesù Cristo, il principio, la via e il fine di tutto il creato. Sulla via del Vangelo scopriamo un Dio che è Padre e che ci dona una vita che è amore. E questo ci lega alle altre creature con un legame di stretta parentela e ci chiede di vivere come fratelli e sorelle del nostro prossimo e di tutto il creato. Siamo pellegrini verso la casa del Padre. In quanto peccatori dobbiamo sottoporci a continua conversione, ma non ci scoraggiamo, benché consapevoli dei nostri limiti e debolezze; seguiamo piuttosto l’invito che San Francesco rivolgeva ogni mattina ai suoi frati: “Cominciamo a fare del bene, perché finora abbiamo fatto ben poco”.
Ci sforziamo di aiutare gli ammalati, i poveri, gli oppressi, con iniziative sociali che vengono promosse dai Consigli locali, nazionali e internazionale. Sembrerebbero ideali troppo alti, ma non ci scoraggiamo, perché siamo ben assistiti!... Per espressa volontà di S. Francesco, infatti, il vero superiore dell’Ordine è lo Spirito Santo, al quale ci affidiamo totalmente, siamo ben consapevoli della centralità dell’Eucaristia e dell’essenzialità della preghiera personale, comunitaria e liturgica.
Vi invitiamo ad unirvi a noi, anche solo per conoscerci o per condividere la nostra formazione, senza sentirvi legati ad alcuna appartenenza. Gli incontri di fraternità si svolgono ogni martedì dalle ore 16.30 alle 18.30 nella sala fra’ Leonardo. Vi aspettiamo!
Crisi globale: responsabilità di pochi, conseguenze per tutti (seconda parte)
a cura di Giuseppe
Nel numero precedente abbiamo cercato di capire, come è nata la crisi e da cosa è stata generata, illustrando il comportamento scorretto della banche americane nel concedere mutui in maniera spregiudicata alle famiglie.
Avendo bisogno di aumentare i profitti e ridurre il rischio che le famiglie non paghino, le banche decidono di mettere insieme tutti i mutui (buoni e rischiosi), e affidarli ai “fattucchieri della finanza” (Banche d’Affari) che ne ricavano, delle “scatole”, cioè titoli obbligazionari pronti per il mercato. Per lucrare ancora di più decidono di “tagliare” la scatolina in 3 parti: una prima parte di scatola “safe” (sicura), la seconda parte “okay” (poco rischio) e il resto “risky” (molto rischiosa) in cui i soldi arrivano dalle famiglie che pagano i mutui; se alcune di queste famiglie non riescono a pagare, quest’ultima parte sarà vuota e rischiosa. Comunque, per fare in modo che il mercato, cioè chi ha denaro, acquisti questi titoli invece dei titoli di Stato (ultrasicuri ma con basso rendimento) offrono, per la parte della “risky”, un più alto livello di rendimento, mentre la prima parte viene assicurata, in modo che le agency di rating (che danno giudizi sulla bontà dell’investimento) le attribuiscano un buon rating (AAA). La parte BBB è ancora considerata di buon livello e non viene considerata l’ultima parte rischiosa. Le banche possono così vendere la fetta più sicura agli investitori che non vogliono rischi e la parte di mezzo ad altri investitori. L’ultima fetta è costituita da fondi speculativi. Questo procedimento mette d’accordo tutti e pare faccia guadagnare chiunque. Nessuno era preoccupato! Ovviamente iniziarono ad arrivare le famiglie che non riuscivano a pagare le rate dei loro mutui, le case venivano cospignorate dalle banche che cercavano di rivenderle. La situazione cominciava ad essere insostenibile perché parecchie famiglie iniziavano ad avere questi problemi. Sul mercato ci furono moltissime case da rivendere, e quindi i prezzi delle case iniziarono a scendere. Questo creò un problema di interessi per le famiglie che ancora pagavano il loro mutuo e vedevano il valore delle loro abitazioni scendere moltissimo. Iniziarono a chiedersi perché pagavano un mutuo da 300.000$ per una casa che ora valeva 90.000$! Decisero che non aveva senso continuare a pagare anche se ne avevano la possibilità e abbandonarono la loro casa. I prezzi delle abitazioni continuarono a scendere vertiginosamente e il paese stava collassando….(continua…)
Nel numero precedente abbiamo cercato di capire, come è nata la crisi e da cosa è stata generata, illustrando il comportamento scorretto della banche americane nel concedere mutui in maniera spregiudicata alle famiglie.
Avendo bisogno di aumentare i profitti e ridurre il rischio che le famiglie non paghino, le banche decidono di mettere insieme tutti i mutui (buoni e rischiosi), e affidarli ai “fattucchieri della finanza” (Banche d’Affari) che ne ricavano, delle “scatole”, cioè titoli obbligazionari pronti per il mercato. Per lucrare ancora di più decidono di “tagliare” la scatolina in 3 parti: una prima parte di scatola “safe” (sicura), la seconda parte “okay” (poco rischio) e il resto “risky” (molto rischiosa) in cui i soldi arrivano dalle famiglie che pagano i mutui; se alcune di queste famiglie non riescono a pagare, quest’ultima parte sarà vuota e rischiosa. Comunque, per fare in modo che il mercato, cioè chi ha denaro, acquisti questi titoli invece dei titoli di Stato (ultrasicuri ma con basso rendimento) offrono, per la parte della “risky”, un più alto livello di rendimento, mentre la prima parte viene assicurata, in modo che le agency di rating (che danno giudizi sulla bontà dell’investimento) le attribuiscano un buon rating (AAA). La parte BBB è ancora considerata di buon livello e non viene considerata l’ultima parte rischiosa. Le banche possono così vendere la fetta più sicura agli investitori che non vogliono rischi e la parte di mezzo ad altri investitori. L’ultima fetta è costituita da fondi speculativi. Questo procedimento mette d’accordo tutti e pare faccia guadagnare chiunque. Nessuno era preoccupato! Ovviamente iniziarono ad arrivare le famiglie che non riuscivano a pagare le rate dei loro mutui, le case venivano cospignorate dalle banche che cercavano di rivenderle. La situazione cominciava ad essere insostenibile perché parecchie famiglie iniziavano ad avere questi problemi. Sul mercato ci furono moltissime case da rivendere, e quindi i prezzi delle case iniziarono a scendere. Questo creò un problema di interessi per le famiglie che ancora pagavano il loro mutuo e vedevano il valore delle loro abitazioni scendere moltissimo. Iniziarono a chiedersi perché pagavano un mutuo da 300.000$ per una casa che ora valeva 90.000$! Decisero che non aveva senso continuare a pagare anche se ne avevano la possibilità e abbandonarono la loro casa. I prezzi delle abitazioni continuarono a scendere vertiginosamente e il paese stava collassando….(continua…)
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martedì 26 gennaio 2010
Intervista a Don Damiano
a cura di Antonella Brunella (con la collaborazione di Chiara Campanelli)
Come mai hai fatto questa scelta di diventare prete?
Perché attraverso questa scelta ho trovato la giusta via verso la felicità.
I tuoi genitori hanno accettato questa scelta?
All’inizio non l’hanno capita, poi, con il passar del tempo l’hanno accettata .
Da piccolo hai mai risposto male alla tua professoressa?
Qualche volta.
I tuoi, prima di aver sentito la tua scelta, dove ti avevano indirizzato?
Mi hanno lasciato libero di scegliere la mia strada. Forse non si aspettavano questa sorpresa.
La parrocchia, incluso l’oratorio, come la vorresti cambiare?
Sono stati loro a cambiare me.
Da piccolo che lavoro volevi fare?
Per un po’ di tempo ho pensato di dedicarmi alla letteratura, alla storia e, perché no, all’insegnamento di queste materie.
Che significato aveva la Chiesa per te fin da piccolo?
La Chiesa, fin da piccolo, è stata per me, attraverso gli altri, la vera maestra di vita.
La prima volta che hai messo il vestito da prete, come ti sentivi? Eri emozionato?
Mi sono sentito libero di amare, dedicando la mia vita alla Chiesa.
Come mai hai fatto questa scelta di diventare prete?
Perché attraverso questa scelta ho trovato la giusta via verso la felicità.
I tuoi genitori hanno accettato questa scelta?
All’inizio non l’hanno capita, poi, con il passar del tempo l’hanno accettata .
Da piccolo hai mai risposto male alla tua professoressa?
Qualche volta.
I tuoi, prima di aver sentito la tua scelta, dove ti avevano indirizzato?
Mi hanno lasciato libero di scegliere la mia strada. Forse non si aspettavano questa sorpresa.
La parrocchia, incluso l’oratorio, come la vorresti cambiare?
Sono stati loro a cambiare me.
Da piccolo che lavoro volevi fare?
Per un po’ di tempo ho pensato di dedicarmi alla letteratura, alla storia e, perché no, all’insegnamento di queste materie.
Che significato aveva la Chiesa per te fin da piccolo?
La Chiesa, fin da piccolo, è stata per me, attraverso gli altri, la vera maestra di vita.
La prima volta che hai messo il vestito da prete, come ti sentivi? Eri emozionato?
Mi sono sentito libero di amare, dedicando la mia vita alla Chiesa.
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Il saluto di Don Gabriel alla nostra parrocchia
a cura di Don Gabriel
Vorrei approfittare di questo mezzo per far arrivare il mio saluto a tutti voi, sorelle e fratelli della parrocchia di San Tarcisio. Come sapete, il Signore ci porta di qua e di là per annunciare sempre il suo Regno di amore, di misericordia, di giustizia, libertà e pace.
Innanzitutto ringrazio il Signore perché mi ha dato questa possibilità bellissima
• di condividere con voi la fede, la speranza e l’amore che ci uniscono;
• di crescere unitamente come discepoli e amici del Signore Gesù;
• di camminare insieme a voi in questa fede, speranza e amore, come Chiesa-Popolo di Dio che pellegrina in questa parrocchia;
• d’imparare da voi tante, tante cose belle e di scambiare tanto affetto.
Chiedo perdono dei miei sbagli. Chiedo perdono alle persone che in qualche modo ho offeso durante questo tempo che abbiamo condiviso. Impegno le mie preghiere per voi e mi raccomando alle vostre.
Comunque sia, ci ritroveremo nel vissuto della Comunione dei Santi e in ogni celebrazione dell’Eucaristia. La vita fa tanti tanti giri, quindi non è detto che non ci rivedremo più. Allora meglio diciamo ARRIVEDERCI!
“Ti benedica il Signore e ti custodisca.
Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia.
Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”.
(Num 6,24-26)
Vorrei approfittare di questo mezzo per far arrivare il mio saluto a tutti voi, sorelle e fratelli della parrocchia di San Tarcisio. Come sapete, il Signore ci porta di qua e di là per annunciare sempre il suo Regno di amore, di misericordia, di giustizia, libertà e pace.
Innanzitutto ringrazio il Signore perché mi ha dato questa possibilità bellissima
• di condividere con voi la fede, la speranza e l’amore che ci uniscono;
• di crescere unitamente come discepoli e amici del Signore Gesù;
• di camminare insieme a voi in questa fede, speranza e amore, come Chiesa-Popolo di Dio che pellegrina in questa parrocchia;
• d’imparare da voi tante, tante cose belle e di scambiare tanto affetto.
Chiedo perdono dei miei sbagli. Chiedo perdono alle persone che in qualche modo ho offeso durante questo tempo che abbiamo condiviso. Impegno le mie preghiere per voi e mi raccomando alle vostre.
Comunque sia, ci ritroveremo nel vissuto della Comunione dei Santi e in ogni celebrazione dell’Eucaristia. La vita fa tanti tanti giri, quindi non è detto che non ci rivedremo più. Allora meglio diciamo ARRIVEDERCI!
“Ti benedica il Signore e ti custodisca.
Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia.
Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”.
(Num 6,24-26)
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lunedì 9 novembre 2009
La “mia”parrocchia
a cura di Maddalena
E mi ritrovo sempre ogni mattina a correre su quei 7 gradini, ormai da lunghissimi anni, per cercare il Suo volto. E Lui sempre “gratui¬tamente” mi coinvolge: sacerdoti, bambini, donne anziane, religiose… Ogni giorno opportunità NUOVA per incontrarLo, sì perché il Suo punto di forza è la NOVITÀ. La mia parrocchia VIVE di incontri, vive di questa NOVITÀ.
La mia parrocchia è il cuore del quartiere, il centro; l’oratorio è il giardino del quartiere, e questo è strategico. Il Signore ha trovato un punto perfetto per farsi conoscere.
Tante persone sono “sinceramente” coin¬volte, attratte da Qualcosa di nuovo. Alcuni rimangono ad ascoltare ai margini, altri guardano. Nessuno è indifferente e tutti in qualche modo sono provocati. E questa è secondo me la strada: la provocazione, cioè suscitare in tutti una domanda, un desiderio, poi il Signore “coinvolge” ciascuno a tempo debito.
Le persone anziane sono tante e bisognose; sono le prime frequentatrici della Chiesa; sono le nonne che mantengono viva la fede in Gesù. Insegnano le preghiere ai bambini che vengono al catechismo. L’incontro con loro comunica fede e speranza. I bambini sono tantissimi e si riversano in oratorio come “palline” e godono di questo spazio. Per loro è il mio sguardo di predilezione. Li seguo nella catechesi e vorrei consegnare loro ciò che altri amici mi hanno trasmesso: “TUTTO È VOSTRO SE VOI SIETE DI CRISTO”. Cioè aprirli a questi incontri, a questa NOVITÀ che sola può salvare la nostra vita.
La mia parrocchia risponde REALMENTE a seguire GESÙ: VIA, VERITÀ E VITA; non è un cumulo di iniziative e di impegni che potrebbero dissolversi nel riempimento di vuoti, e questo grazie a don Paolo e agli altri sacerdoti. Si concentra nell’essenzialità del messaggio cristiano: IL DONO DI SÉ NEL “COINVOLGIMENTO” DEL PADRE.
E mi ritrovo sempre ogni mattina a correre su quei 7 gradini, ormai da lunghissimi anni, per cercare il Suo volto. E Lui sempre “gratui¬tamente” mi coinvolge: sacerdoti, bambini, donne anziane, religiose… Ogni giorno opportunità NUOVA per incontrarLo, sì perché il Suo punto di forza è la NOVITÀ. La mia parrocchia VIVE di incontri, vive di questa NOVITÀ.
La mia parrocchia è il cuore del quartiere, il centro; l’oratorio è il giardino del quartiere, e questo è strategico. Il Signore ha trovato un punto perfetto per farsi conoscere.
Tante persone sono “sinceramente” coin¬volte, attratte da Qualcosa di nuovo. Alcuni rimangono ad ascoltare ai margini, altri guardano. Nessuno è indifferente e tutti in qualche modo sono provocati. E questa è secondo me la strada: la provocazione, cioè suscitare in tutti una domanda, un desiderio, poi il Signore “coinvolge” ciascuno a tempo debito.
Le persone anziane sono tante e bisognose; sono le prime frequentatrici della Chiesa; sono le nonne che mantengono viva la fede in Gesù. Insegnano le preghiere ai bambini che vengono al catechismo. L’incontro con loro comunica fede e speranza. I bambini sono tantissimi e si riversano in oratorio come “palline” e godono di questo spazio. Per loro è il mio sguardo di predilezione. Li seguo nella catechesi e vorrei consegnare loro ciò che altri amici mi hanno trasmesso: “TUTTO È VOSTRO SE VOI SIETE DI CRISTO”. Cioè aprirli a questi incontri, a questa NOVITÀ che sola può salvare la nostra vita.
La mia parrocchia risponde REALMENTE a seguire GESÙ: VIA, VERITÀ E VITA; non è un cumulo di iniziative e di impegni che potrebbero dissolversi nel riempimento di vuoti, e questo grazie a don Paolo e agli altri sacerdoti. Si concentra nell’essenzialità del messaggio cristiano: IL DONO DI SÉ NEL “COINVOLGIMENTO” DEL PADRE.
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